Sono molte le ricorrenze cadute nel 2018: 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale, 40 anni dal mitico “68”, 40 anni dall’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe sovietiche, sessanta anni dalla prima elezione politica che vide contrapposti due blocchi ideologici (D. C. - Fronte Democratico Popolare: P.C.I. + P.S.I.), ottant’anni dall’introduzione delle leggi razziali in Italia . Tutti eventi importanti che caratterizzarono la storia del XX secolo, e del l’invasione della Cecoslovacchia (l”impero sovietico inizia a scricchiolare) ed il “68” ( una rivoluzione profonda ed irreversibile dei costumi della società italiana), sono stato testimone diretto perché verificatisi nella seconda metà del “900”.
Ma, oggi, voglio raccontare, a sessanta anni dall’ accaduto, (Luglio 1948) qualcosa che ci riguarda più da vicino perché offre uno spaccato della storia del nostro Comune e di come i Consiglieri comunali concepivano il mandato elettorale di cui i cittadini li avevano investiti. La storia inizia il 30 luglio del 1948 con lo sciopero di cinque impiegati comunali del Comune. E già questo è una notizia che fa storia! Gli sviluppi di tale fatto comportarono una sorta di “commissariamento” dell’Amministrazione da parte della prefettura di Benevento che indicò le misure da prendere perché il bilancio potesse essere approvato. Comunque, fu considerato molto seriamente dalla “Compagnia di Benevento Interna” dei Carabinieri se informò:
Il Ministero degli Interni, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Il Comando Militare Territoriale di Napoli, Il Comando della 5^ Brigata Carabinieri di Napoli, Il Comando della Legione Territoriale dei Carabinieri di Napoli, La Prefettura di Benevento, la questura di Benevento, Il Comando del Gruppo Carabinieri di Benevento.
L’informativa diramata in maniera così capillare fa intendere che, forse, era stato ordinato di riferire qualsiasi avvenimento inconsueto che si fosse verificato perché l’atmosfera che si respirava in Italia, in quel momento, era di una guerra civile che faceva temere per le sorti della democrazia appena nata: il 14 Luglio c’era stato l’attentato a Palmiro Togliatti, segretario generale del Partito Comunista Italiano.
Ma cosa era successo di così eclatante a Ceppaloni? Semplicemente (!) che il Comune da alcuni mesi non pagava lo stipendio ai dipendenti per cui cinque di essi decisero di scioperare. Il Prefetto inviò subito un suo delegato per accertare i fatti e risolvere immediatamente la questione, per cui lo scioperò rientrò nella stessa giornata. L’11 Settembre, però, scioperarono tutti i dipendenti perché il Comune non aveva ancora versati gli stipendi spettanti per il mese di Luglio ed Agosto; il Prefetto inviò nuovamente un suo incaricato che, previa anticipazione di cassa, permise al Comune di pagare le mensilità arretrate, e, contemporaneamente, ordinò di verificare la situazione finanziaria del Comune. Il Commissario prefettizio iniziò il suo lavoro che si concluse alcuni mesi dopo quando inviò al Prefetto una relazione in cui indicò in modo accurato non solo soltanto la situazione finanziaria del Comune, ma “ordinò” anche le misure che il Comune doveva mettere in atto per scongiurare la deriva totale .
Il rapporto del funzionario , Domenico Rosa, è un piccolo saggio sociologico, molto utile per capire qual era lo stato del Comune e vale la pena riportarne uno stralcio … il Comune di Ceppaloni (abitanti 5.328), con un territorio vastissimo che si estende dalla valle del fiume Sabato, in confine con la provincia di Avellino, alla Valle Caudina in prossimità di Tufara sulla via Appia, è costituito da tre grossi agglomerati (Ceppaloni, S. Giovanni e Beltiglio) e molte altre borgate. Difetta di servizi pubblici, di viabilità e soprattutto di acqua. La frazione Beltiglio ne è priva del tutto e quei naturali bevono acqua di pozzi. La popolazione, in prevalenza agricola, vive miseramente perché il maggiore prodotto dato dai vigneti è andato vieppiù esaurendosi con l’infierire della filossera. Le amministrazioni comunali sono rimaste anche in passato sorde agi appelli più vivi della cittadinanza bisognosa ed ansiosa di veder risolti i più assillanti e vitali problemi dei pubblici servizi. Attualmente levano più alta la loro voce i frazionisti di Beltiglio che non intendono far fronte al crescente onere tributario senza vedere curato l’essenziale servizio di rifornimento idrico. D’altra parte il Bilancio Comunale è quanto mai deficitario e la situazione minaccia di aggravarsi ancora più per le lotte che si svolgono continuamente in seno all’amministrazione tra i consiglieri del Capoluogo e quelli delle frazioni.
Al proposito voglio ricordare che soltanto alcuni mesi prima erano stati inviati (1947) 7.000.000 dal Ministero degli interni per i quali l’Amministrazione comunale aveva deliberato la seguente suddivisione:
Ceppaloni: 3.0000.000
S. Giovanni: 2.000.000
Beltiglio: 2.000.000
che dovevano essere impegnati per migliorare la rete idrica del Comune … beh, i consiglieri di Beltiglio, nel Consiglio successivo, affermarono che per la frazione era più importante ristrutturare qualche strada interna che alleviare le grossissime difficoltà derivanti dalla mancanza d’acqua potabile. E riuscirono a far modificare la delibera approvata appena una settimana prima!!
Beniamino Iasiello