L’Associazione “Antigone” e la Pro Loco, memori della grande tradizione carnascialesca che ha sempre contraddistinto Ceppaloni, hanno creato un clima di entusiasmo e di allegria che ha contagiato l’intero paese. Non era semplice ripercorrere “l’antica gloria”, ma l’entusiasmo, la passione per realizzare, come canta Lucio Dalla, … qualcosa di unico e di grande … ha fatto si che i giovani, protagonisti indiscussi del Carnevale 2017, arrivassero all’appuntamento fortemente motivati dimostrando grande intelligenza e forte creatività. I programmi presentati sono stati due ed entrambi di grande spessore.
L’Associazione Antigone, già da qualche tempo, sta dando spazio alla realizzazione di carri carnascialeschi e, quest’anno, ha realizzato un Carro degno di sfilare nelle grandi città del “Carnevale”.
Un carro splendido, imponente che ha provocato, oltre ad una grande emozione, quel clima festivo particolare fatto di “caos”, balli in strada, di chiacchere reali e metaforiche, che sono proprio di questa festa. Credo che “Drago Mario, così denominato quello ceppalonese, si impone per l’accuratezza e la grande perizia mostrata nell’aver saputo coniugare il sapere con il fare che appartiene al vero artigiano. E’ stato un lavoro corale dell’intero gruppo dell’Associazione “Antigone” che ha avuto in Sergio Masuzzo la sua punta di diamante.
ha monopolizzato l’attenzione sia Domenica mattina quando ha stazionato nelle piazze dell’intero Comune che Lunedì pomeriggio insieme con i carri provenienti da Apollosa. Il giorno di Carnevale è stato presente a Benevento, dove si sono radunati i carri provenienti da molti paesi della provincia sannita, riscuotendo grande attenzione e successo.
Domenica sera e Martedì, invece, la Pro Loco, ripigliando una tradizione che trova le sue origini tra il Comune di S. Leucio del Sannio, Ceppaloni e la valle del Sabato, ha messo in scena la Mascherata[1] de “Il Cavaliere Turchino”, un classico nel suo genere. Prima dell’inizio, Alessandra Manganiello, a nome dell’intera Pro Loco e, senza ombra di dubbio, anche di tutti i presenti alla manifestazione, ha voluto ricordare, giustamente, l’amico Pino Di Donato, ex Presidente della Pro Loco, morto qualche anno fa, per l’impulso che diede agli studi e alla ricerca sul campo di tutto ciò che era inerente alla tradizione carnascialesca. Il testo di qualche mascherata, di cui si era perso il manoscritto, fu ricostruito da Pinuccio, come lo chiamavo, parlando con i vecchi del paese che ricordavano o avevano partecipato alla rappresentazione de “I Due Maghi”.
La Mascherata è una sceneggiata che affonda le sue origini in tempi remoti, basti ricordare le Dionisiache dell’antica Grecia o i Saturnali romani, o, più vicino, nella commedia dell’arte che in Italia si sviluppò intorno al XVI secolo quando alcuni proposero di recitare commedie durante il periodo di Carnevale.
I giovani di Ceppaloni, sotto la bella regia di Andrea Bosco, hanno dato luogo ad una rappresentazione che poggia sui fondamenti dell’esistenza umana: amore, odio, avidità, soprusi, atrocità, superbia verso gli uomini e Dio e la violenza del potere che rappresentano la cornice entro cui si svolge la vita umana in una eterna lotta tra il bene e il male. Il momento di maggiore pathos è nel dialogo tra la Morte e il Cavaliere che, in un delirio di onnipotenza, osa sfidare la Morte e poi cercare di corromperla, ma la Morte non è in vendita, non fa sconti perché incorruttibile: non ci sono ricchezze, onori adulazioni, amore, dolore, sofferenze che possano impietosirla perché Essa… ci sorveglia - gioir nei prati o fra i muri di calce – come crescere il grano vede il villano - finché non sia maturo per la falce. [2]
Bravi tutti i partecipanti che, con voce possente, hanno rappresentato lo scontro titanico tra la vita e la morte, tra il bene e il male che alla fine è destinato sempre a soccombere, anche se, purtroppo, nella vita non è sempre il male ad essere sconfitto. Mentre scrivevo queste note pensavo che, forse, il cuore della Mascherata ha una forte componente utopica perché spinge il popolo a credere che il bene e perciò la giustizia, alla fine, trionfino sempre. Dimenticando la grande illusione che è sottesa ad ogni utopia: l’incapacità di realizzarsi concretamente.
Intelligente, infine, la scelta di mettere in scena Il Cavalier Turchino nel piccolo anfiteatro situato proprio nel cuore del centro storico di Ceppaloni: un piccolo gioiello incastonato tra un vico interno di via Portanovella ed alcune case che mantengono intatto il fascino dell’antico. Piccolo, ma splendido; avrebbe meritato migliore sorte, ma importante è stato riscoprirlo e porlo all’attenzione del paese.
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Beniamino Iasiello