E quindi, per ricominciare dall’interrogativo posto da Nicola Imbimbo, il Consiglio comunale diede avvio alla pratica di separazione della frazione S. Giovanni dal Comune di Arpaise, con l’invio degli atti al Ministero degli Interni che doveva dare la risposta definitiva. Passarono degli anni prima che la frazione fosse nuovamente accorpata al Comune di Ceppaloni, infatti, il Decreto Ministeriale fu emanato il 3 Gennaio del 1918. Davvero, risulta incomprensibile il comportamentodella frazione S. Giovanni nei confronti del Comune di Arpaise che, in ogni caso, aveva messo in cantiere lavori importanti come l’edificio scolastico, l’acquedotto, la strada interna Casaparenti; gli stessi lavori programmati dal Comune di Ceppaloni che saranno realizzati tra gli anni trenta e sessanta del Novecento!
Era stata nominata la maestra rurale a Ripabianca, Edina Furno, era stata introdotta la 4^ classe elementare nel Comune (a Ceppaloni bisognerà attendere ancora alcuni decenni) fu dato l’aumento di stipendio alla maestra Lucia Napolitano … con l’obbligo di impartirelo insegnamento dei lavori donneschi. Quindi, probabilmente, la motivazione è da ricercare non tanto in una mancata realizzazione di alcuni lavori, quanto, nel rendersi conto della impossibilità di acquisire la laederschip comunale, e, quindi, diventare capoluogo del Comune. D’altra parte come abitanti superava Arpaise di gran lunga (1100 contro 710) e oltre 200 abitanti sparsi per la campagna contro gli 88 di Arpaise che, però, con le frazioni storiche del Comune: la contradaRossi, 310 abitanti, Casal Preti, 320, Covini, 60, Terranova 335 e Pasquarielli 314 raggiungeva circa 2000 abitanti E’ una pura illazione? Forse, ma darebbe un significato all’agire, a dir pocostrano, dei rappresentanti comunali di S. Giovanni a cui non difettava certamente logica e buon senso. Ma, un decreto luogotenenziale del 1918 non permetteva di tenere elezioni amministrative, per cui …
per regolarizzare la condizione della frazione di San Giovanni secondo le disposizioni del Decreto luogotenenziale 3 gennaio 1918, e prevenire nello stesso tempo le gravi conseguenze a cui potrebbe dare motivo la tensione degli animi, appare necessario, come ha ritenuto anche il Consiglio di Stato in adunanza 29 Aprile u.s., lo scioglimento del Consiglio Comunale di Ceppaloni e la conseguente nomina di un regio commissario il quale potrà assumere anche la gestione della frazione di San Giovanni.
Al che, provvede lo schema di decreto che mi onoro sottoporre alla firma della Vostra Altezza a superiore Reale. E’ sciolto il Consiglio comunale di Ceppaloni e il signor Ascanio Sepe è nominato commissario straordinario per l’Amministrazione provvisoria di detto Comune.
8 Maggio 1919
Quindi, la frazione di S. Giovanni, per circa un anno e mezzo, non ebbe rappresentanti comunali né al Comune di Arpaise, da cui era stata distaccata, né al Comune di Ceppaloni a cui era stata accorpata. Solo lo scioglimento del Consiglio comunale e la conseguente votazione, che si tenne nel mese di Luglio del 1920, avrebbe permesso la ricomposizione consiliare con i rappresentanti di tutte e tre le frazioni. Il nuovo Consiglio comunale risultò formato dai seguenti consiglieri:
1) Parente Angelantonio
2) Rossi Michele
3) Cavuoto Clemente
4) Lizza Giustino
5) Porcaro Antonio
6) Raucci Cosimo
7) Barone Serafino
8) Pugliese Carmine
9) Farese Donato
10) Porcaro Angelo
11) Mernone Antonio
12) Penna Fabio
13) Iasiello Giuseppe
14) Francione Alessandro
15) Parente Giovanni
16) Pepicelli Carmine
17) Testa Attilio
18) Catalano Angelo
19) Mele Andrea
20) Parente Luigi
che elessero Sindaco il consigliere Donato Farese.
Certamente fu un errore da parte di S. Giovanni chiedere il distacco da Ceppaloni, come i fatti dimostrarono, perché fuori dal Comune di Ceppaloni, per le frazioni, non ci sarebbe stata più storia, né memoria di un viaggio comune che affondava nella notte dei tempi. L’errore fu quello di voleredelineare tre (Ceppaloni – centro, S. Giovanni, Beltiglio) distinte identità, concorrenziali, che non potevano essere foriere di sviluppo e progresso, ma soltanto di divisioni, incomprensioni, rivalità di cui si servirono coloro che avevano capito che sul “divide et impera” era possibile costruire le proprie fortune politiche e … non solo.
Beniamino Iasiello