Avendo terminato la revisione della bozza del libro che presenterò il 29 Giugno a Ceppaloni, dal titolo Il Comune di Ceppaloni nel Regno delle due Sicilie, ritorno con qualche breve riflessione sugli avvenimenti che maggiormente hanno caratterizzato, in questo ultimo periodo, la vita del nostro paese. Certamente le elezioni amministrative di fine maggio hanno rappresentato il momento in cui massima è stata l’attenzione della gente, per lo meno fino a quando non sono stati resi noti i nominativi dei candidati.
Due sono state le liste civiche presentate: una, di ispirazione uderrina, del Sindaco Claudio Cataudo, l’altra, pidiellina, del prof. Enzo Barone. E la sinistra ? Semplicemente scomparsa, come per un gioco di magia. Quando si organizza un parricidio come è avvenuto a Ceppaloni, è necessario che chi agisce sappia in che direzione andare e riesca a mantenere la barra diritta nella tempesta per evitare che essa diventi “perfetta”. Il parricidio rappresenta il momento in cui il figlio, oramai cresciuto, cerca di liberarsi dalla tutela di chi gli tarpa le ali per il grande volo: è legittimo, ma questa volta insieme con il padre si sono suicidati anche i figli, lasciando il resto della famiglia in balia di enormi onde che hanno già sommerso tutto. Fuor di metafora, i “giovani turchi” del paese, che per cinque anni sono stati all’opposizione, in questa elezione, volevano essere i protagonisti di un nuovo corso della politica amministrativa e portatori di un nuovo progetto di sviluppo per l’intera comunità. Era legittima la loro voglia di rappresentare in prima persona questa svolta ed era legittimo chiedere che il loro capogruppo, il dottor Nicola Nino Rossi, sindaco del Comune già per due volte e in politica da molti decenni, facesse un passo indietro. L’alba di un nuovo giorno si è trasformata in una notte profonda e tetra: il tentativo di formare una lista è naufragato perché, si dice che, a sinistra o sinistra centro, ognuno era disponibile ad accettare solo l’investitura come sindaco. Viste le difficoltà incontrate, l’opposizione consiliare ha pensato bene di gettare la spugna e non partecipare affatto alle elezioni in una sorta di “cupio dissolvi”. Solo pochi mesi fa, il PD, alle elezioni politiche, risultava(complice l’UDEUR) il primo partito del Comune con oltre 600 voti; come è possibile che nessuno si sia reso conto che stava verificandosi qualcosa di anomalo, eppure nel paese si percepiva la difficoltà in cui si dibatteva il centro - sinistra e già si intravedeva il “cul de sac” nel quale stava precipitando. Di tutte le speranze coltivate dai consiglieri di opposizione per cinque anni non è rimasto altro che un cumulo di macerie di cui sarà difficile sbarazzarsi e che impedirà per molto tempo una riorganizzazione seria e costruttiva di una vera alternativa nel Comune. Ai tanti che sono rimasti “orfani”, nessuno ha ritenuto di dover spiegare perché non è stato possibile presentare una lista che sarebbe stata garanzia di pluralismo, di interesse e di passione per la propria terra. Credevo che gli oltre 900 cittadini che alle passate elezioni votarono per la lista di centro sinistra meritassero maggiore rispetto. Mi sbagliavo, ma, d’altra parte, come cantava Sergio Endrigo “qualche tempo” fa:
io sono nato in un dolce paese
dove chi sbaglia non paga le spese
Dove chi grida più forte ha ragione …
beve un bicchiere e tira a campà.
Beniamino Iasiello