Nel trigesimo della morte di Genì Tranfa, la comunità di Ceppaloni si è ritrovata nella chiesa di S. Nicola per ricordare e testimoniare la propria solidarietà, il proprio affetto ai familiari. Il paese si svegliò, quella mattina del dieci luglio, certo di star vivendo un brutto incubo. Man mano che i minuti passavano si percepiva,però, che qualcosa di grave si era verificato ed una malinconia immensa si impossessava lentamente dell’intero paese che capiva l’immane tragedia che aveva sconvolto in maniera devastante la famiglia di un caro amico e paesano . Enrico, Maria, Christian,Alessandro vengono inghiottiti da una notte senza fine all’interno della quale stentano a capire che cosa sia successo e cosa ci fanno loro all’ospedale sul far dell’alba di un giorno che doveva essere uno come tanti. Non era possibile che quel corpo esanime che stava davanti a loro fosse il proprio figlio che soltanto poche ore prima,pieno di vita e di entusiasmo, come solo sanno esserli i giovani,era uscito per partecipare ad una festa con gli amici. Una giovane vita era stata spezzata nel momento in cui si stava affacciando al mondo per organizzare, per costruire il proprio domani come a tanti viene concesso.
In un momento si sono infranti i sogni, le speranze, la gioia, gli sforzi di chi si era impegnato perché il futuro, pur tra lotte, contraddizioni,difficoltà ,potesse rivelarsi in tutta la sua pienezza attraverso l’amore, il lavoro, l’affetto delle persone care della sua famiglia e degli amici. La vita di Genì non c’era più, restava solo un assordante silenzio rotto dalle lacrime e dalla disperazione di una madre che non riusciva ancora a capire che cosa realmente fosse successo ,i volti del papà e dei fratelli, maschere di un dolore senza tempo che, forse,solo il tempo potrà lenire. A pochi chilometri da casa,Geni ha trovato sulla propria strada un destino cieco, irrazionale che lo stava aspettando e che gli ha rubato la vita nel fiore degli anni, dimenticando che i giovani devono poter vivere quella età che è la più bella e che hanno il diritto di invecchiare e poter custodire nel segreto del loro animo quei ricordi giovanili fatti di amori perduti e ritrovati, di risate e divertimento con gli amici, di impegno nel lavoro e nella famiglia che certamente Geni avrebbe costruito con tutto l’affetto e l’intelligenza di cui era capace. Il paese ha pianto lacrime vere e si stretto attorno alla famiglia che stava e sta vivendo un dolore infinito che probabilmente darà un nuovo senso e significato alla loro vita perché con il loro figlio è scomparso un mondo di cui erano parte integrante e di cui anche essi erano stati artefici con il loro amore e i loro sacrifici . La comunità ha vissuto la fine di Genì come un dramma collettivo, perché con la sua morte è come se fosse andato via anche una piccola parte del paese che lo ha visto nascere, crescere, maturare e pronto per dare il proprio contributo al mondo ed alla piccola comunità di cui faceva parte . Forse sarà anche vero che muore giovane chi è caro agli dei, ma è pur vero che anche gli dei non dovrebbero mai dimenticare che la loro felicità non può passare attraverso il dolore e la sofferenza di chi non è in grado di poter sostenere un dolore immenso come la morte di un figlio che rappresenta la più disumana delle prove a cui la volontà e la ragione umana possano essere sottoposte. Ma,rispetto alla solitudine di un dolore senza fine che può far sprofondare nell’abisso più profondo anche le tempra più forti,è fondamentale reagire per l’amore e il rispetto che si deve a chi non c’è più e perché la sua memoria possa restare sempre viva coltivandone il ricordo come un bene prezioso. Con il cuore colmo di grande tristezza ed amarezza e con la ragione che vacilla, Ceppaloni si stringe con tutto l’amore che è in grado di dare intorno ad Enrico, Maria, Christian ed Alessandro, certo che Genì sta riposando negli spazi profumati dell’eternità da dove guiderà i passi dei suoi cari.