Accertamenti tributari del Comune di Ceppaloni a rischio nullità e non solo...

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soldi… di Carmine Tranfa

IL COMUNE DI CEPPALONI, IN DATA 30 E 31 DICEMBRE 2019, HA NOTIFICATO, A RESIDENTI, N. 265 ACCERTAMENTI FISCALI, ATTRAVERSO L’ALBO PRETORIO (NUMERATI DAL N. 965 AL N. 1230). SE QUESTI CITTADINI, RITENGONO CHE NON SIA STATA RISPETTATA LA PROCEDURA PREVISTA DAGLI ART. 138, 139 E 140 CODICE DI PROCEDURA CIVILE E, DI CONSEGUENZA LESA LA PROPRIA DIGNITA’ E IL PRESTIGIO, HANNO LA FACOLTA’ DI CHIEDERE IL RISARCIMENTO DANNI PER VIOLAZIONE DELLA PRIVACY.

Il Rag. Giovanni Barone, Funzionario di categoria D, ha retto, per oltre 40 anni, il settore economico-finanziario dell’Ente, distinguendosi per competenza, conoscenza delle persone e dei problemi, ma, soprattutto per grande equilibrio e ponderazione. 

Nell’anno 2015 è stato collocato in pensione, continuando, però (fino a dicembre 2017) a prestare, gratuitamente, la propria opera, con l’autorizzazione del Sindaco dell’epoca Dott. Cataudo

 

Dal primo gennaio 2018, il Sindaco Cataudo, correttamente, affidò all’Ing. Mauro (Funzionario di Area D), la responsabilità dell’Area Economica, ai sensi dell’art. 52 dello Statuto, il quale recita: “gli incarichi provvisori di direzione di aree funzionali vacanti, possono essere conferiti ai Capi Area in servizio, in possesso di titoli ed esperienze professionali attinenti o equipollenti all’incarico da ricoprire”. 

Il novello Sindaco De Blasio, (eletto nel giugno 2018), ha nominato, per due giorni alla settimana, il Sig. Cosimo Caiola, dipendente di categoria C, in organico presso la Provincia di Benevento, responsabile dei settori economico-finanziario ed amministrativo nonostante che in organico al Comune ci siano almeno 10 dipendenti di categoria C, tutti competenti, preparati, con conoscenza dei cittadini e del territorio. Per cui sorge spontanea la domanda: perché, per un incarico così delicato e molto ben retribuito, che richiede il tempo pieno, non è stato scelto uno di loro? Buio assoluto, mistero! 

Sarebbe stato certamente ragionevole (oltre che conveniente) avviare una procedura di interpello (con Avviso Interno) per sollecitare i potenziali interessati (di Area C, per l’affidamento dell’incarico, con criteri oggettivi e trasparenti (come consigliato dall’A.N.C.I. – Associazione Nazionale Comuni Italiani). 

Invece il nuovo Sindaco De Blasio ha “cambiato musica” (stonando), non assumendo presso il Comune, mediante contratto a tempo pieno e determinato, nella categoria D (funzionario), giovani laureati.

Ma il novello Sindaco De Blasio, NON Ã¨, evidentemente, un buon Direttore di orchestra: tanto è vero che ha fatto gestire, con le procedure previste, due posti in organico, di categoria C, alla Regione Campania (adesione al progetto RIPAM). Saranno immessi nell’organico del Comune, due persone, provenienti da altre località, (altro buio assoluto, altro mistero), a cui si aggiunge la vecchia “sinfonia” (stonata) di “prendere in prestito” dalla Provincia di Benevento il Sig. Cosimo Caiola, per due giorni alla settimana ed affidargli incarichi Dirigenziali, in settori quasi privi di unità lavorative, a seguito di un accordo sindacale. Ritengo che l’opzione non sia stata né saggia, né equilibrata e né ragionevole.

E’ come se una società di calcio provvedesse allo scambio di un giocatore di serie A con uno di serie C, a parità di prezzo. Il che è semplicemente impensabile! (scambio categoria “D” ex nono livello, senza spese, con “C” ex sesto livello, con spese di categoria “D”). Un calciatore di riserva viene messo al posto del titolare (“edizione panini”). Sino a quel momento, il settore era stato affidato “ad interim” all’Ing. Enzo Mauro (categoria D), in ossequio all’art. 52 dello Statuto, dal Sindaco dell’epoca Dott. Claudio Cataudo.

La Costituzione, attraverso l’art. 114, attribuisce agli Statuti una riserva di competenza in materia. Al contrario dei contratti collettivi di lavoro o accordi sindacali, i quali sono di natura privatistica e disciplinati dall’art. 1321 e seguenti del codice civile. I negozi giuridici riguardano esclusivamente i rapporti di lavoro. Invece l’organizzazione degli Uffici è riservata agli Statuti. Di conseguenza, nella gerarchia delle fonti del diritto, lo Statuto è di grado più elevato rispetto agli accordi sindacali (privati). In sintesi, un accordo sindacale in contrasto con lo Statuto, per essere valido, ha necessità di essere recepito con un atto formale dell’Ente Locale ossia, a mio parere, con la modifica dello Statuto (vedasi anche art. 6 d.lgs n. 267/2000 del T.U.E.L. – Testo Unico Enti Locali). La nomina del Sig. Caiola Cosimo, se illegittima, potrebbe comportare la nullità degli atti, perché firmati da un dipendente di Area C. In ogni caso, allo stesso, è stata consegnata la “stelletta o gallone” di “Generale di Corpo d’Armata” …“direttamente sul campo”, senza aver partecipato a nessuna guerra e, il fatto ancora più grave, è che il novello responsabile dell’Area Economica e Finanziaria non va a difendere gli accertamenti da lui firmati, come fanno quasi tutti i Comuni, nonché lo Stato; quindi prende le indennità senza responsabilità di risultato!. Analoga metodologia utilizzata anche per conferire incarichi, senza servirsi della short-list cioè di una rosa di candidati, scelti in base al “curriculum vitae” ossia al riassunto dei propri titoli e capacità in violazione dell’art. 4 del Nuovo Codice dei Contratti il quale contempla un criterio di rotazione tra gli iscritti in un apposito elenco. 

La Corte dei Conti, Sez. contr. Emilia-Romagna, con la sentenza n. 75 del 26/04/2017 e il Tar Sicilia, con la sentenza del 6/2/2017, hanno ribadito che, a seguito dell’entrata in vigore del Nuovo Codice Appalti per gli Enti Locali, la scelta dell’Avvocato esterno non può essere affidata in via fiduciaria, in quanto, la mancanza di una procedura comparativa viola i principi di imparzialità, pubblicità e concorrenza (giurisprudenza consolidata della Corte dei Conti). 

Un incarico legale affidato sulla base dell’“intuitus personae” (avuto riguardo solo alla persona), è illegittimo per elusione dell’art. 17 d.lgs n. 50/2016 ossia per raggiro della legge in quanto “il patrocinio legale è un appalto escluso dall’ambito di applicazione del Codice e va affidato nel rispetto dei principi di cui all’art. 4 del d.lgs n. 50/2016 ossia nel rispetto dei principi di economicità, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e pubblicità” (delibera A.N.A.C.- Autorità Nazionale Anticorruzione – n. 1158 del 9/11/2016; identica delibera n. 303 dell’1/4/2020, confermativa).

In tale contesto, ovviamente, la Giunta Comunale, il 26 settembre 2018, ha emanato un atto di indirizzo affinché il servizio accertamenti e riscossione tributi venisse affidato ad una società esterna, che, con determina n. 20 dell’8 maggio 2019, è stato conferito alla società “soluzioni HALLEY s.r.l. con sede in Pietrelcina (BN)” per dodici mesi, con successiva proroga (determina del settore n. 15 del 7/05/2020), al “modico” prezzo di Euro 23.000,00 annuali. La stessa affidataria, nell’ultima pagina dell’accertamento, avverte: “l’atto amministrativo è stato prodotto (sic!) da sistemi informativi, automatizzati”. Trattasi di atti precompilati, in ciclostile, privi di motivazione e riscontri oggettivi. Visto che sono “precotti”, vengono sfornati numeri come se si trattasse di “panini”, i quali sono serviti e anche “farciti con mortadella” (sanzioni, interessi e costi della notifica); ovviamente senza indicare la fonte normativa da cui scaturiscono “i numeri”. Violando l’art. 3 legge n. 241/1990, che prevede: “l’atto (motivatodeve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’Amministrazione” (principio confermato dall’art. 7 Legge 212/2000: Statuto del Contribuente). Gli accertamenti fiscali vanno redatti singolarmente e non in serie (vanno “cuciti” in modo sartoriale e non industriale”). 

La Suprema Corte, con giurisprudenza consolidata, univoca e costante (ex plurimis: Cass. sent. n. 7033 del 21/03/2018; Cass. S. U. sent. n. 26635/2009; Cons. St. sent. del 5/1/2015), ha statuito che gli accertamenti basati su parametri standardizzati, privi di riscontri oggettivi e, in assenza di presunzioni gravi, precise e concordanti, ex art. 2729 codice civile, sono NULLI. Ergo (di conseguenza), gli accertamenti I.M.U., sono NULLI. Inoltre la Corte di Cassazione, con due sentenze depositate il 9 novembre 2015 e 30 maggio 2017, si è espressa a favore dei contribuenti che hanno ricevuto avvisi di accertamento sprovvisti di adeguata delega alla firma del Superiore Gerarchico che, nel caso di specie, è il Sindaco, nella qualità di rappresentante legale dell’Ente. La Suprema Corte, ha così statuito: “qualora il contribuente contesti, anche genericamente, l’esistenza della delega, è obbligo dell’Amministrazione, fornire la prova; altrimenti l’atto è NULLO”. Poiché sugli avvisi di accertamento I.M.U., non c’è scritto “firma su delega conferitami da …”, e non viene indicato il nominativo del soggetto responsabile del servizio. Tali mancanze comportano la NULLITA’ DELL’ACCERTAMENTO, violando contestualmente anche il diritto alla privacy in quanto il “trattamento dei dati personali” non viene svolto direttamente dall’Ente pubblico (il Comune), bensì da una società a responsabilità limitata privata ossia la “Halley s.r.l.” .

Contesto che si completa con le situazioni esilaranti determinatesi, degni di una commedia di Eduardo de Filippo: decine di accertamenti notificati a “defunti”, che, come è noto, hanno “scarse” possibilità di difendersi, con conseguente ira degli eredi. Come se il Comune non conoscesse il proprio Ufficio anagrafe che registra tutti i movimenti (morti, residenti, ecc.). 

Le istanze, ai sensi della legge 241/1990, di annullamento degli atti, in AUTOTUTELA, vengono ignorate, malgrado il precetto imperativo di rispondere entro trenta giorni (anche se in negativo). La Mediazione Obbligatoria dei Comuni prevista, in materia tributaria, dall’art. 17 bis d.lgs n. 546/1992, risulta sconosciutaall’Ente. Alle richieste di rimborso, in genere, non viene dato seguito. 

Degna trasposizione, nella realtà di Ceppaloni, del “il marchese del grillo” laddove il Marchese, rivolto al popolo, dice: “che ci volete fare; io so’ io e voi non siete…… niente, sottozero”.

Ma il “massimo della genialità” è stato raggiunto con la pubblicazione, all’Albo Pretorio, di n. 265 residenti, proprietari di immobili e di terreni edificatori a Ceppaloni (imposta IMU), i quali sono stati dichiarati “irreperibili” ai fini della notifica degli accertamenti, senza alcuna obbligatoria cancellazione dall’anagrafe del Comune. 

E’ del tutto evidente che l’Ente, per fare cassa, poiché il termine per l’accertamento relativo all’anno di imposta 2014 sarebbe scaduto il 31 dicembre 2019 e, di conseguenza, sarebbe scattata la prescrizione, probabilmente non ha operato le ricerche previste dagli articoli 138, 139 e 140 codice di procedura civile ed ha dichiarato i residenti (che risultano tali dallo stato di famiglia attuale e storico), irreperibili assoluti, con la pubblicazione, “casuale”, di 265 nominativi nei giorni 30 e 31 dicembre 2019 (ultimi giorni di scadenza), dimostrando di aver fatto l’atto SENZA ALCUNA ISTRUTTORIA MINIMA. Il tutto senza rispettare l’obbligo di inviare la raccomandata onde evitare la prescrizione che sussiste anche qualora la raccomandata è pervenuta nel 2020.Ma anche in caso di pubblicazione all’Albo Pretorioove prevista, l’art. 34 del decreto legislativo n. 196/2003, prescrive che “i dati sensibili (nominativi) richiedono l’adozione di misure di sicurezza per garantire il trattamento dei dati con strumenti elettronici”. Il Garante della privacy, nella delibera n. 17 del 19/4/2007, ha scritto: “le informazioni sull’Albo Pretorio on-line, acquistano carattere ubiquitario (diffuso ovunque): conseguentemente è necessario rispettare la riservatezza degli interessati”.

Ma la cosa più grave è stata che 265 Ceppalonesi si sono rovinati il “cenone di capodanno” ed a molti il “capitone” Ã¨ andato di traverso rischiando l’affogamento in quanto Il loro nominativo è apparso, subito, su Internet. Per la qual cosa è scattato il passaparola: quel venticello che, lentamente, si insinua nella testa e nei “cervelli” della gente. In un paese piccolo (3.500 abitanti), immediatamente è trapelato che la pubblicazione all’Albo Pretorio degli “evasori dell’imposta municipale sugli immobili”. Il giorno di Capodanno, il quale viene festeggiato con fuochi d’artificio, i malcapitati proscritti, condannati dall’opinione pubblica, senza processo, sono stati additati come “evasori fiscali”. Il risultato è che i cittadini lesi nella propria dignità e immagine hanno il diritto a chiedere il risarcimento danni per violazione della privacy e per comportamento scorretto dell’Ente.

Non è concepibile creare questi “patemi d’animo e angosce” ai residenti, per racimolare “pochi spiccioli” da persone oneste e in buona fede: è attuale il vecchio adagio o proverbio: “il pesce grande mangia i piccoli oppure si è forti con i deboli e deboli con i forti”.

È valido l’insegnamento dell’Agenzia Fiscale contenuto nella lettera del 7 maggio 2011 del Direttore Generale delle Entrate Attilio Befera: “il prelievo fiscale non deve tramutarsi in una forma deviata di estorsione legalizzata, sfociando in un grottesco accanimento a danno di contribuenti tutto sommato onesti, che, pur nell’errore, diano prova di lealtà e buona fede”. In sostanza è inutile, lascia intendere Befera, “vestirsi da lupi di fronte agli agnelli, fare la “voce grossa” su ammanchi di pochi “spiccioli”, per poi rinfoderare le spade quando poco più in là c’è una montagna evasa da milioni di euro” (vedasi stampa specializzata in materia, la quale ha dato molto risalto alla lettera). 

Concludo citando l’art. 10 della legge 212/2000 (Statuto del Contribuente) “tutela dell’affidamento e della buona fede: errori del contribuentei rapporti tra contribuente e Pubblica Amministrazione sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede”. Abbiamo constatato, “con grande soddisfazione”, che il Comune di Ceppaloni, applica questo principio come se si trattasse del “Vangelo”.

In base a quanto rappresentato si è appurato che “Nembo Kid” (Superman), un personaggio dei fumetti degli anni dal 1950 in poi, soprannominato “uomo d’acciaio”, aveva però il “tallone di Achille” ossia l’unico punto vulnerabile, come l’eroe greco, ucciso da Paride, figlio di Priamo, Re di Troia, con una micidiale freccia “mirata”, proprio sul tallone. 

Il Comune potrebbe avere il proprio “tallone di Achille” anche negli articoli 138, 139 e 140 del codice di procedura civile, qualora gli interessati decidessero di chiedere il risarcimento danni per violazione della “privacy”, salvo prova contraria dell’Ente Locale. 

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