Peppino De Lorenzo, questa settimana, prende lo spunto della nota che l'eurodeputato e portavoce del M5S, Piernicola Pedicini, con le senatrici Danila De Lucia e Sabrina Ricciardi, ha diffuso, qualche giorno fa, agli organi d'informazione, in merito ai fondi europei destinati alla ristrutturazione di un edificio scolastico a Ceppaloni, poi, ceduto all'Asl, per scrivere all'europarlamentare.
Alla nota di Pedicini ha fatto seguito, solo poche ore fa, anche una interrogazione alla Commissione europea.
Nella sua epistola, De Lorenzo, ampliando il discorso in tema di sanità, ricorda la favola di Esopo che, a lui come a noi, allievi delle prime classi elementari, le maestre ci narravano per preparaci alla vita.
Ecco quanto si legge.
"Onorevole Pedicini, mi permetterà l'ardire di rivolgermi, pubblicamente, a lei.
La sua nota, di qualche giorno fa, diffusa alla Stampa, con le senatrici De Lucia e Ricciardi, "in merito, come lei ha scritto, ai fondi europei arrivati per la riattare un edificio scolastico a Ceppaloni, ceduto, poi, senza variazione di destinazione d'uso, all'Asl di Benevento per farne un centro di malati di Alzheimer, con un impegno di 62mila euro per la ristrutturazione", ha suscitato in me vivo interesse.
Per questo, concordo, pienamente, con lei che l'operazione "non sia esattamente una priorità per la sanità beneventana in quanto, in provincia, esistono ben otto strutture di Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa), di cui sei sono quelle private accreditate e due le pubbliche (Molinara e Morcone); quindi, l'offerta sul territorio è maggiore rispetto alle domande effettive".
La ringrazio anche per avermi offerto la possibilità di aprire un altro cassettino della mia memoria.
Così, senza volerlo, sono ritornato agli anni in cui frequentavo le prime classi elementari e, con precisione, alla favola di Esopo, che la mia brava maestra. Giuseppina Mucci, ci narrava spesso. Il tutto, come sosteneva, per prepararci alla vita.
Secondo il racconto, che lei, onorevole, di sicuro, conosce, Prometeo, che aveva fabbricato gli uomini, ad ognuno di questi appese al collo due bisacce. Davanti, quella dei vizi altrui, molto pesante, dietro, invece, dei vizi propri, leggera.
E, oggi, questa favola, appare di palpitante attualità qualora applicata allo stato comatoso in cui versa la sanità locale.
Nel leggere la sua nota, ripongo a me stesso, una domanda che mi posi, durante la scorsa estate, di cui ebbi modo di scrivere proprio su "Gazzetta".
Il perché, mi chiesi e mi chiedo, tutte le invettive siano, qui da noi, riservate solo al direttore generale del "Rummo", Renato Pizzuti, che io stesso sto contestando con forza, mentre dell'Asl, che pure annovera criticità non indifferenti, non si parla.
Allora, è proprio vero l'antico adagio secondo cui la voce del popolo sia voce di Dio.
Anche questa differenziazione rappresenta, con i suoi aspetti inquietanti, un pericoloso allarme sociale che provoca, qualora attentamente valutata, una profonda lacerazione dell'intera collettività.
Tutto questo è deplorevole in quanto in campo c'è la salute della gente che non sempre dispone di mezzi per fare ricorso al privato e che, se ha bisogno di una indagine urgente, talvolta indagini rivelatrici di gravi patologie, deve attendere mesi e mesi.
Se quello che lei ha scritto, unitamente alle senatrici Ricciardi e De Lucia, quest'ultima a me carissima, risponde al vero e non ne dubito, deve porre in atto ogni mezzo di cui dispone, proprio per il mandato conferitole dagli elettori.
Bene ha fatto a chiedere, da subito, alla Commissione europea "se non si ravvisi, nello specifico, un improprio utilizzo dei Fondi per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc) e in caso affermativo, che tipo di interventi intenda porre in essere."
Con delibera n.449 del 3 novembre 2017 e la successiva n.210 del 16 aprile 2018 dell'Asl Bn1, a firma del direttore generale, Franklin Piker, fu programmata l'attivazione di una Rsa, con sede a Ceppaloni.
Lei, oggi, onorevole, come già detto, ha dimostrato, dati alla mano, l'inutilità di una struttura del genere, in quanto quelle esistenti riescono a coprire, ed a sufficienza, le richieste del territorio.
Mi permetta, onorevole, nel contempo, uno sfogo personale.
Dopo un'intera esistenza spesa, nel bene e nel male, a difendere gli ideali di giustizia, libertà e rispetto delle regole, ad un tratto, ho dovuto assistere alla distruzione di un ospedale; ho dovuto assistere al totale ed incontrollato dominio della politica sulla quotidiana sofferenza umana; ho dovuto assistere a colleghi ed infermieri costretti a lavorare in condizioni umilianti; ho dovuto assistere a cittadini che, con forza, quotidianamente, parlano con disprezzo del "Rummo"; ho dovuto assistere ai tanti che, per evitare liste di attesa di mesi presso l'Asl, devono pagare di tasca propria per curarsi.
Sono stato un banalissimo medico, uno dei tanti, che ha cercato, non si sa se riuscendoci, a svolgere, con impegno e dedizione, il più bel lavoro del mondo, che ha sofferto e soffre nel vedere i politicanti, che si sono succeduti, l'uno dopo l'altro, impegnati a distruggere la sanità, in tutte le sue molteplici articolazioni.
In un paio di anni ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori.
La sfiducia è ormai generalizzata e, allo stato, non si intravedono vie di uscita.
Del resto, in tutta sincerità, ritengo che proseguire sulla strada odierna senza, poi, giungere a conclusioni reali, sia non solo inutile, ma addirittura grottesco.
Al coro di proteste che, da mesi, si è sollevato, non credo che ci sia bisogno della mia modesta voce, in quanto stiamo veramente messi male, molto male.
La sanità va riorganizzata per ritornare ad essere dalla parte del cittadino.
Quando, per anni, ho lottato da solo, sciupando fiumi d'inchiostro, mi hanno dato del pazzo solo perché molti, legati ad un sistema clientelare, sino all'inverosimile, non avendo il coraggio, hanno preferito rimanere complici del sistema.
Le criticità, quotidianamente, si denunciano da sole e non so, oggi, cosa dicono i tanti medici del passato, alcuni non ci sono più, che, nel corso degli anni, con sacrifici e pochi mezzi a disposizione, si sono dedicati al proprio lavoro oltre l'inverosimile.
Onorevole, deve sapere che dinanzi ad alcune prese di posizione, una considerazione sorge spontanea. Infatti, non mi piacciono affatto alcuni moralisti odierni ai quali chiedo, con forza, di fare, nell'intimo del proprio animo, un sereno esame di coscienza, con onestà ed intransigenza.
Almeno una sola volta, nella loro vita.
E' vero, la sanità di oggi non piace. Il che non significa, però, che la gestione di vent'anni o trent'anni fa fosse tutta rose e fiori.
Quindi, non piaceva nemmeno quella.
Qualche moralista odierno dimentica, forse, o finge di dimenticare, in che modo i concorsi, alcuno escluso, venivano gestiti. Non c'era foglia che si muovesse senza l'avvallo del potente di turno.
Tutto era sotto controllo, in taluni casi, con una spietatezza da dimenticare.
C'era, però, una differenza, con oggi. In ultimo, dopo essere passati sotto le forche caudine, ci rimboccavamo le maniche e noi medici eravamo uniti. Nel bene e nel male, il carrozzone, anche con pochi mezzi a disposizione, andava avanti.
Allo stato, invece, tutto il sistema è imploso. Questa è la separazione netta tra passato e presente.
Alcuni moralisti puri e duri dimenticano, o fingono di dimenticare, che, nel passato, hanno avuto colpe simili a quelle che, oggi, attribuiscono agli odierni rappresentanti istituzionali della sanità.
E proprio per aver contestato questo sistema la mia carriera non è stata, di certo, facile.
Anzi, in taluni momenti, è stata davvero difficile, difficilissima.
Qualche moralista odierno dovrebbe comprendere che, oggi, la strada più dignitosa sia quella del silenzio.
Allora, se i responsabili di un simile sfasciume sono i governanti attuali è, altresì, vero che non siano affatto privi di colpe quelli che li hanno preceduti.
Onorevole, faccia venire, qui da noi, il ministro della Salute. Anche se, oggi, non ricopro più ruoli istituzionali, mi inviti. Ne avrei da dire molte, ricordando i tanti momenti bui che ho, comunque, saputo affrontare a testa alta, stringendo i denti, carie comprese.
La storia della sanità, da sempre fonte preziosa di consensi elettorali, è, quindi, antica, anche se, in ultimo, riesca sempre ad indignare, malgrado ci abbiamo fatto il callo.
Ecco perché ci si accorge che non sia affatto agevole, se non impossibile, in un breve lasso di tempo, rimediare ai guasti di un carrozzone ormai stagionato.
Le inchieste che si invocano a gran voce, anche quelle in atto, si sa bene quando hanno inizio, ma non si sa quando finiranno, anche perchèé, di norma, quasi sempre, finiscono con la prescrizione.
Con un incarnato sprezzo della realtà che ci circonda, il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, vuole farci credere di aver difeso i sogni per una buona sanità, ma, qui da noi, inevitabilmente, i sogni, appunto, muoiono sotto il carico dei fatti.
Nel nostro territorio, la realtà è evidente agli occhi di tutti.
Inviti, allora, il ministro della Salute. In questo modo, a qualche moralista d'oggi, dimostreremo che, dimenticando il passato, ci fa ricordare, appunto, la favola delle due bisacce, che ci incuriosì da bambini, non immaginando che, un giorno, l'avremmo sperimentata sulla nostra pelle.
Colgo, intanto, l'occasione onde esternare le vive espressioni dei miei sentimenti, i migliori".
Fonte: Gazzettabenevento.it