VeritĂ  e Teatro

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 (0 Votes)

benjaminIl terzo festival filosofico che si è tenuto a Benevento dal 17 Gennaio al 14 Marzo ha avuto come momento di riflessione: la VeritĂ . Il festival, organizzato dall’Associazione culturale “Stregati da “Sophia” ha avuto come ospiti filosofi come Remo Bodei, Giovanni Casertano, Aldo Masullo, Umberto Curi, Salvatore Natoli, Paolo Amodio, Gennaro Carillo; ma anche il giornalista Aldo Cazzullo (il giornalismola crisi della veritĂ ) il professore Carlo Pappone (cardio chirurgo, sannita, di fama mondiale: ha scoperto come curare la “Sindrome di Brugada, una malformazione cardiaca che comporta morte improvvisa), che insieme con l’Arcivescovo di Benevento Felice Acrocca, il filosofo Sebastiano Maffettone e il professore Luigi Glielmo si sono confrontati su di un tema di grande attualitĂ : Si può fermare l’orologio della vita?

 

Ed ancora,  Antonio Ricci di “Striscia la notizia”(veritĂ  e satira); doveva essere presente anche  Zygmunt Baumann , il teorico della “societĂ  liquida” che, però, è morto poco prima che iniziasse la kermesse filosofica. Un festival che, oramai, ha poco da invidiare a quello che ogni anno, nel mese di Settembre, si tiene a Modena, perchĂ© la “lectio magistralis” è rivolta, soprattutto, ad una platea costituta  dagli alunni  degli Istituti superiori del Sannio che, massimamente, partecipano al confronto con gli studiosi.

Particolarmente caro, per me, è stato l’intervento del regista Andrea De Rosa (Teatro e Verità) che, attualmente, sta portando in giro nei teatri italiani la tragedia di Seneca “Fedra” che ha ricevuto il premio della critica teatrale come migliore spettacolo del 2017

Mentre lui parlava, in me affioravano ricordi legati al periodo scolastico e, in particolare, allo studio della letteratura greca e dei tre grandi tragici dell’antichitĂ : Eschilo, Sofocle, Euripide che con le loro opere esplorarono il mare magnum dell’esistenza nella quale si muove  la vasta gamma dei sentimenti umani: amore, odio, gelosia, tradimento, invidia.

Tragedie, ancora attuali,  scatenate dalla forza di un amore immenso capace di tramutarsi  in una violenza senza fine. Come non ricordare “Ippolito” di Euripide dove è narrato il mito di Fedra[1], o “Medea” che sono i personaggi piĂą drammatici, secondo alcuni, del teatro di ogni tempo.

 Ricordo che per l’Esame di Stato (un vero incubo! esso verteva su tutte le materie dell’ultimo anno con riferimenti all’intero triennio superiore, oltre le quattro prove scritte: Italiano - due traduzioni di Latino ed una di greco, ) avevo studiato, come classico, la “Medea” di Euripide di cui molti versi li conoscevo a menadito. E nonostante la memoria, a volte, inizi a difettare, qualche verso lo ricordo ancora oggi!

Dopo circa duemila e cinquecento anni, il teatro mette ancora in scena queste donne che simboleggiano l’orrore in cui la ragione precipita quando diventa preda delle passioni; donne che  si arrestano solo dopo aver portato a compimento le soluzioni estreme: Fedra si impicca; Medea uccide i due figli avuti da Giasone.

 La “Medea” di Euripide, di cui riporto la trama,  mette in scena  solo una parte del mito, molto piĂą complesso, che è relativo al soggiorno di Medea a Corinto dove mette in atto l’insano gesto verso i propri  figli.

Medea era figlia di Eera, re della Colchide; quando gli Argonauti[2]  giunsero nella Colchide, Medea si innamorò di Giasone e, con le arti magiche di cui era esperta, lo aiutò (contro suo padre) ad impadronirsi del â€śVello d’oro”(un manto di ariete dorato capace di guarire ogni ferita)  e poi fuggì con lui. Inseguiti dal padre, Medea uccise il fratello  Apsirto facendolo a pezzi e gettandoli ad uno ad uno dietro di sĂ© obbligando il padre a fermarsi per raccoglierli così da dargli degna sepoltura

Giunti  a Iolco  Medea aiutò  Giasone a vendicarsi dello zio, il re Pelia, che non aveva tenuto fede alla promessa fatta:  restituirgli il regno, che aveva usurpato ad Esone, padre di Giasone, in cambio del Vello d’oro

Abbiamo già visto come la pazzia dell’amore abbia portata Medea a non fermarsi nemmeno di fronte all’uccisione del fratello, ma sorte peggiore riservò al Re che, con inganno, fu fatto uccidere, in maniera violenta (fatto a pezzi e messo a bollire in un grande pentolone), dalle sue stesse figlie in quanto Medea le aveva convinte che in tal modo avrebbe ridato la giovinezza a loro padre. Dopo questo efferato crimine, Giasone e Meda furono esiliati a Corinto dove, dopo alcuni anni, Creonte, il re, non decise di dare in sposa a Giasone la propria figlia Glauce.

Medea cercò  in ogni modo di convincere Giasone a non lasciarla …  sola con i figli soli â€¦, drammatico il dialogo tra Medea e Giasone, ma alla fine  fingendosi rassegnata inviò, per i figli, alla sposa come dono di nozze, una corona d’oro e  un lungo manto bianco impregnati di un potente veleno che dava morte, in breve tempo, a chiunque li avrebbe toccati.  Non appena Glauce li indossò, il veleno  la uccise e, successivamente, morì anche il padre Creonte che, nel portare aiuto alla figlia, era venuto a contatto con il manto avvelenato. Subito dopo, Medea uccise i figli suoi e di Giasone per vendicarsi del tradimento subito ed evitare, così, che Giasone potesse avere una discendenza. Infine fuggì da Corinto su un carro trainato da draghi alati e si rifugiò ad Atene presso il re Egeo.

Medea è certamente colpevole, si è macchiata di una delitto mostruoso, spintavi da una furia selvaggia  e da forte risentimento verso colui al quale ricorda … io ti salvai, lo sanno gli elleni, ed io medesima – tradito il padre mio, la casa mia, a Iolco teco venni, -  innamorata piĂą che saggia, e morte qual è piĂą dolorosa, a Pelia inflissi per man delle sue figlie ..  intendo bene lo scempio che sto per compiere; ma piĂą che il senno può la passione, che di gran mali pei mortali è causa.

Medea è consapevole, nella sua lucida follia … dell’iniquo orrido scempio â€¦  che sta per attuare, ma non riesce a fermarsi … questo solo giorno i figli tuoi dimentica  - e poscia piangi.

Anche se tu li uccidi, cari sono essi, e sciagurata io sono â€¦ non riesce a contenere la forza istintuale che, oramai, ha oscurato non solo la ragione ma anche il pur forte sentimento materno … ch’essi muoiano è pura necessitĂ  – Io che li generai, li ucciderò.

Ricordo che dagli inizi degli anni settanta del Novecento, in Italia, vi sono stati circa 600 infanticidi che, purtroppo, ancora narrano e ricordano la trista storia di Medea.

Beniamino Iasiello

 


[1] Fedra si innamorò di Ippolito, figlio di Teseo e re di Atene, di cui era la matrigna. Non corrisposta e, per questo, sentendosi umiliata, si impiccò non senza prima aver lasciato un biglietto con il quale accusava Ippolito di averla violentata( da qui lo snodo della tragedia) 

[2] Giasone  e un gruppo di valorosi, a bordo della nave “Argo”, si avventurarono nelle ostili terre della Colchide (oltre il Mare nero)  per conquistare  il Vello d’oro. L’azione eroica , senza l’aiuto determinante di Medea,  non avrebbe sicuramente avuto successo.

Sei qui: Home News VeritĂ  e Teatro
Find us on Facebook
Follow Us