Il senatore Pasquale Viespoli, in un’intervista al Secolo, interviene sull’indagine che ha travolto l’Udeur: certi comportamenti sono considerati, purtroppo, “normali”
«Se fosse stata una questione di mazzette, sarebbe stato un fatto grave ma meno preoccupante, al di là della rilevanza penale della vicenda. Sarebbe stata una storia di ordinaria degenerazione del costume. Invece, quello che emerge da queste prime risultanze è un quadro dove i protagonisti agivano in buona fede. Ritenevano il loro metodo normale. Ed è questo l’aspetto più preoccupante, perché vuol dire che la scala di valori è completamente ribaltata». E’ quanto afferma, in un’intervista al Secolo d’Italia, il senatore Pasquale Viespoli, commentando la bufera giudiziaria che ha investito l’Udeur in Campania.
«Dalle intercettazioni emerge - prosegue l’esponente di Alleanza Nazionale - un linguaggio, uno stile, un metodo, una prassi ritenuta normale. Ma ricordiamo che Mastella è unico, ma non è l’unico. Il tema, semmai, è come si risponde al problema della politica intesa come conquista del consenso. E qui si contrappongono due visioni antitetiche: quella della politica che occupa e quella che si occupa. E questa è una discussione trasversale, che riguarda tutti, destra e sinistra».
Per l’ex sindaco di Benevento, da sempre considerato avversario di Mastella o del mastellismo, come preferisce specificare, il vero problema non è penale, ma è più profondo, più radicato. «Ci sono questioni che non hanno rilevanza penale, ma che sono più devastanti. Il problema che emerge – si legge nell’intervista al Secolo – è che non c’è soltanto un ceto politico che utilizza i centri di potere e le istituzioni come cosa propria. Il fatto grave è che c’è una borghesia delle professioni che si ripara sotto l’ombrello della politica, perché ha timore del mercato, del merito, della qualità».
Fonte: Epicentrobenevento.it