Ceppaloni, festa tra falò e antichi sapori

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SanGiovanni ChiesaProfumi e sapori di una vita contadina ormai lontana.
A San Giovanni, piccolo borgo del comune di Ceppaloni, la festa di sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, è la più attesa dopo quella del patrono San Giovanni Battista. Proprio perché nella due giorni dedicata al Santo, nel bel mezzo dell’inverno tutto si riveste di un’atmosfera molto suggestiva e coinvolgente, non solo nell’aspetto religioso, quanto anche in quello folkloristico e festaiolo. Sicuramente perché «Sant’Antuon» essendo radicato nelle tradizioni popolari e contadine, raccoglie ogni aspetto tipico delle zone rurali: la benedizione degli animali, il falò, la tradizione alimentare.

 

Queste manifestazioni folkloristiche prendono spunto naturalmente da una interpretazione iconografica del Santo che in gioventù, rifiutò la vita agiata preferendo quella solitaria ed in povertà. L’Anacoreta, è raffigurato con una lunga barba bianca, un maialino ai suoi piedi, il bastone a forma di Tau e la fiammella accesa. È per questo che, in tante piazze dove si festeggia il Santo, si accendono grandi falò, come a voler purificare o riscaldare l’umanità. A San Giovanni «o’ catuozz» si accenderà nel pomeriggio di domenica, quando Sant’Antonio Abate uscito in processione per le vie del paese, rientrerà in Chiesa. Ma quel che rende questa festa unica nel suo genere è sicuramente la tradizione alimentare ad essa legata. Un tuffo nella «Cucina della nonna», tra odori che richiamano alle mente antichi sapori. I doni della terra, cucinati in modo sapiente si gusteranno in piazza dopo la cerimonia religiosa, e dopo, la benedizione degli animali e delle sementi.
Minestra maritata, piatto tipico di queste zone assieme a Pizza e minestra: la prima composta da una varietà di verdure rape, cicoria, verza, che si sposano – per questo maritata – con le tracchie, le salsicce e le orecchie di maiale; la seconda, broccoli, rape, cicoria rigorosamente saltati con aglio, olio e peperoncino e poi accompagnata da una pizza fritta di farina di mais. Il maiale è il re di questa festa culinaria: di esso se ne gusteranno cotiche, carne e cigole con peperoni, spiedini di fegato, salsicce. La cucina di un tempo, propone anche tra i dolci la polenta e il sanguinaccio di maiale: dolci che si fanno con il sangue di maiale, con aggiunta di cioccolato, farina e zucchero.
E ancora: mugliatielli, involtini di interiora e frattaglie di agnello, fritticiello soffritto con interiora di maiale o agnello, trippa di vitello al sugo, uova e salsiccia. Si porterà in tavola tutta la cucina sangiovannese con baccalà fritto e ’nzalata di rinforzo, caciocavallo impiccato, pizza piena. Tra i dolci pastiere di grano, di riso e di semolino, chiacchiere. E tra i sapori del casaro, menzione particolare è per la quagliata, che si ottiene dal latte fresco a cui si aggiunge del caglio, ma ci sono anche assaggi di formaggi pecorini e di ricotta, sempre di pecora, fatta al momento. E ancora, bruschette per assaggi dell’olio paesano, e bruschette per assaggiare i robusti vini della zona. Sarà possibile degustare anche il tartufo bianco di Ceppaloni. In serata la vendita dei doni all’asta.

Fonte: Il Mattino

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