A Ceppaloni nasce l'associazione tartufai, sodalizio costituito con lo scopo primario di proteggere il tartufo bianco, importante risorsa del territorio comunale che è stato riconosciuto negli anni scorsi città del tartufo ed ai primi posti in Campania per qualità e quantità. Negli ultimi mesi proprio intorno a questo prodotto si è registrato così un particolare dinamismo, prima con l'avvio del progetto di valorizzazione 'Tartufo 2.0' (che sarà presentato sabato alle 17,30 presso l'aula consiliare) poi con la costituzione nelle scorse settimane dell'associazione 'Tartufo bianco pregiato di Ceppaloni e dintorni' ed ora con la nascita dell'associazione tartufai.
In occasione del convegno di sabato vi sarà comunque il primo atto ufficiale del neonato organismo 'Tartufai di Ceppaloni' che conferirà al Comune la presidenza onoraria del sodalizio. “Questa risorsa – afferma il presidente Celestino Migone - potrebbe rappresentare un ottimo volano di sviluppo per l’economia di queste zone, sia per il valore oggettivo del tartufo, ma soprattutto per l’indotto che verrebbe a crearsi. I problemi del territorio tuttavia sono molteplici e gli attacchi, a volte anche inconsapevoli, da parte dell’uomo stanno mettendo in pericolo l’habitat del prezioso tubero. Per questo motivo, l’Amministrazione Comunale deve essere parte integrante di questo progetto di salvaguardia ambientale”. Secondo Mignone infatti il territorio del comune di Ceppaloni, negli ultimi dieci anni, sarebbe stato interessato “da tagli selvaggi e irrazionali che hanno distrutto ottime pasture rendendole quasi improduttive (argomento denunciato più volte in passato anche da altre associazioni del settore e da privati cittadini). Ma la cosa che più sta mettendo in difficoltà la tenuta della raccolta -prosegue il presidente - che a detta di cavatori esperti è calata del 30/40% negli ultimi anni, è l'invasione anche fuori periodo di raccolta, di 'predoni' del tartufo che senza rispettare nessun regolamento, ma neanche il buon senso, 'trivellano' le tartufaie e dopo aver accolto il prodotto vanno via senza chiudere la buca scavata, il sole e l'aria entrando nella buca distruggono poi la radice micorrizata e quindi il tartufo negli anni a venire”. Lo stato della situazione avrebbe così indotto i cavatori ad unirsi in un'associazione per lanciare l'allarme e tutelare la preziosa risorsa: “Abbiamo deciso di unire le nostre voci di protesta affinché gli enti di competenza, pur riconoscendo da parte nostra le difficoltà in cui sono costrette le autorità preposte ai controlli, comincino a proteggere il nostro territorio baciato dalla fortuna, così come avviene in altre zone di pari importanza”. Non soltanto la protezione del territorio però al centro dell'attenzione dell'associazione tartufai ma anche la valorizzazione del prodotto, con la direzione indicata che è quella dell'incentivazione del consumo “in quanto – secondo Mignone - fino ad ora è servito ad allietare ed arricchire le tavole italiane ed estere sotto il nome di altre zone più rinomate. Ciò dimostra che il nostro tartufo non ha nulla da invidiare ad altri comuni più famosi.” Per il raggiungimento di tali obiettivi comunque l'associazione offre la massima apertura alla collaborazione: “Siamo disponibili a confrontarci con enti, associazioni e privati che abbiano a cuore il rispetto della natura, non solo nelle aree vocate al tartufo, ma dovunque si commetta un abuso, perché nostra madre natura così generosa, potrebbe diventare presto matrigna a causa della incivile avidità dell'uomo”. L'associazione infine rivolge un pensiero al compianto Vincenzo Mignone “amico che oggi sarebbe sicuramente tra quelli entusiasti dell'iniziativa”.
Fonte: Il Sannio Quotidiano