Si è conclusa sabato mattina, con la partita del cuore, la due giorni dedicata all'iniziativa “Mettiamo il razzismo in fuori gioco” promossa dalla squadra di calcio locale, con il patrocinio del comune di Ceppaloni, della provincia di Benevento e dell'Unione Sportiva Acli. Una partita che ha offerto materia di riflessione sulla problematica del razzismo entro e fuori i campi di calcio e che al contempo, ha fatto da cornice al ricordo di Imbriani, ad un anno dalla scomparsa. A contendersi la vittoria due squadre: quella dell'associazione 'Carmelo Imbriani' e l'altra formata dai ragazzi ospiti del centro di accoglienza di San Giorgio del Sannio.
Tra di loro, è stato Ibra a raccontare la sua storia (non dissimile peraltro da quelle degli altri compagni di squadra) fornendo una testimonianza su cosa voglia dire sentirsi “stranieri” e sul sistema di accoglienza del nostro paese. Ibra è parte di quelle innumerevoli schiere di profughi, che dalla Libia, hanno affrontato il viaggio in mare, su un barcone, con il solo scopo di raggiungere la sponda opposta del Mediterraneo. Come per tanti, anche per lui il punto di approdo è stato Lampedusa. «Siamo arrivati su una barca piccolissima» racconta con serenità «il 5 maggio del 2011». Un viaggio fortunato rispetto a quelli che siamo abituati a sentire perché fortunatamente «nessuno ha perso la vita durante la navigazione». Dopo l'arrivo a Lampedusa, Ibra insieme a molti dei suoi compagni, è stato accolto nella struttura di accoglienza di Manduria e dopo un periodo di permanenza lì è approdato a San Giorgio del Sannio. Un'esperienza pressoché positiva, se non si considerano le ragioni che l'hanno spinto a lasciare il suo paese e le condizioni del viaggio in mare. Non è stato in nessun momento, racconta, vittima di discriminazioni qui in Italia. Molto probabilmente dice «non si bada più al colore della pelle, ma a quello che si ha nella mente e nel cuore». Una storia ascoltata dagli spalti dai ragazzi dell'istituto “Settembrini”, e dalla dirigente scolastica, Raffaella Iacovelli. Ed è ai ragazzi che si è rivolto ancora una volta, Gianpaolo Imbriani ricordando il valore educativo dello sport e del calcio. «Quando osservate un calciatore in campo dovete innanzitutto pensare che quello è l’approdo finale di un percorso fatto di fatica. Dietro ogni successo c'è una grande dose di impegno. E' innanzitutto su questo che dovete riflettere». A portare i saluti prima del fischio di inizio, sono stati anche il presidente provinciale Us Acli, Filiberto Parente e il direttore generale dell' F.B. Ceppaloni, Angelo Sabatino. Presenti anche gli altri dirigenti della squadra: Gianni Testa e Giuseppe Silvestri, il presidente, Fortunato Farese e il suo vice Luca Barone.
Fonte: ottopagine