Mo’ siente, ultimo lavoro della formazione sannita Sancto Ianne, è stato candidato a importanti premi, anche in ambiti non strettamente folk. Al Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale, la band si è qualificata al secondo posto, dopo la cantante umbra Lucilla Galeazzi che, l’anno prima, aveva ottenuto la Targa Tenco. “La scelta della Galeazzi privilegia una modalità espressiva. Noi portiamo avanti un discorso di evoluzione della musicapopolare, assumendone i rischi, evidentemente dobbiamo ancora lavorare e farci ascoltare di più - ha commentato Ciro Maria Schettino, polistrumentista e autore di molti dei brani dei Sancto Ianne -.Dopo pochi mesi Mo’ siente è entrato anche tra i cinque finalisti per il Tenco nella sezione riservata al miglior album in dialetto, insieme ai nomi storici del folk e della musica italiana:Teresa De Sio, Enzo Gragnaniello, i sardi Elena Ledda e Andrea Parodi a cui è andata la vittoria, il piemontese Lou Dalfin.
“Siamo molto soddisfatti del risultato con la consapevolezza di essere degli outsider e di avere alle spalle soltanto il nostro lavoro", ha affermato Gianni Principe, cantante del gruppo.
“La Targa Tenco a Ledda e Parodi rende merito alla qualità delle voci e del disco. Lo scomparso Parodi (voce storica dei Tazenda, NdR) mostrò grande coraggio nell’abbandonare la musica leggera per dedicarsi a quella della sua terra", gli ha fatto eco Schettino. Le giurie dei due premi erano ampie e formate esclusivamente da giornalisti e critici musicali. “Partecipare non è facile. Dietro questi risultati c’è un enorme ed encomiabile lavoro di diffusione del prodotto discografico svolto dal percussionista Alfonso Coviello”, ha rincalzato ancora Principe.
Non è mancata, poi, qualche polemica nei confronti della stampa. “Per presentare la finale del Tenco, il quotidiano Il Mattino in pagina culturale nazionale, il 25 settembre, titolava De Sio contro Gragnaniello. Sfida napoletana al Tenco – ha deplorato Schettino -. Nell’articolo, non firmato, i Sancto Ianne figuravano come gruppo di Ceppaloni (forse c’era anche un tentativo di apparentamento, inesistente). La nostra candidatura alla Targa Tenco sarebbe dovuta essere, invece, motivo di orgoglio per tutta la Campania”. Quali implicazioni abbiano queste nomination lo hanno spiegato Principe e Schettino: “Un punto di partenza. E’ molto importante stare nella stessa categoria di musicisti con una grande visibilità”.
I due musicisti sono stati anche direttori artistici delle prime due edizioni di TerreinMoto, il festival che si svolge alla fine di luglio ad Apice Vecchia. “TerreinMoto è nato con l’intenzione di creare un momento esclusivo per la musica folk, in un’area in cui non esisteva nulla di simile. Il pubblico ha trovato location e qualità della proposta, ma non è bastato. Bisogna aiutare la crescita del festival affinché diventi patrimonio comune e possa camminare sulle sue gambe – ha affermato Principe. La partecipazione della gente dimostra che il progetto è stato compreso. Per Apice è un percorso originale, potrebbe diventare un elemento del territorio”. TerreinMoto è stato organizzato insieme al Centro di Cultura Popolare di Napoli. “E’ stata una grossa operazione culturale, non una sagra – ha rilanciato Schettino -. Purtroppo non è stata accompagnata dall’Amministrazione Comunale di Apice, se non per gli aspetti organizzativi. Il programma è stato di grandissima qualità. 18 concerti in 9 giorni in un paese abbandonato sono un risultato positivo, sicuramente siamo andati oltre le 30.000 presenze. Ce la siamo cavata egregiamente, in prospettiva occorrono, però, volontà e coraggio di investire in idee”. Anche un festival può fungere da volano per il rilancio di un territorio, come è avvenuto per il Liri Blues Festival, in provincia di Frosinone, giunto quest’anno alla ventesima edizione, che ha dato contribuito a ricostruire i rapporti sociali in un’area che negli anni ’80 fu duramente colpita dalla disoccupazione e dalla disgregazione. Per rimanere in Campania, basti pensare che a Giugliano, in provincia di Napoli, il progetto delle “paranze” è diventato occasione di recupero sociale dei minori.
Carla Visca