La campagna elettorale che ha preceduto le ultime amministrative ha visto su due fronti opposti il sindaco uscente, Claudio Cataudo, riconfermato con l'80% delle preferenze, ed il coordinatore del Pdl locale, Enzo Barone. A distanza di poco più di un mese, ad intervenire per fare chiarezza su alcuni passaggi della campagna elettorale è Mario Cataudo, padre dell'attuale sindaco, nonché esponente storico della politica locale (sindaco dal '92 al '94, assessore dall'86 al '92 e dal '94 al '96, consigliere dal '56 al'58 e dal '79 al 2000, delegato al congresso provinciale della Dc e segretario della sezione locale della Dc per circa 10 anni).
La motivazione che dà all'intervento è netta: «Poiché sono stato chiamato in causa durante la campagna elettorale per le amministrative del mio comune, dove è stato rieletto sindaco mio figlio Claudio con una maggioranza plebiscitaria di 1856 voti contro i 491 della lista avversaria guidata da Enzo Barone, sento il dovere nei confronti dei miei concittadini di dare le dovute risposte su quanto affermato nei miei confronti durante i comizi elettorali. Volutamente lo faccio oggi perché non volevo, allora, assolutamente turbare ed esasperare gli animi degli schieramenti contrapposti».
Alla luce di quanto sentito in campagna elettorale, quali precisazioni sente di dover fare?
«Intanto devo dire, senza rancore, che ritengo poco delicato e opportuno da parte del candidato avversario Enzo Barone tentare di denigrare il mio passato politico amministrativo pensando di danneggiare la candidatura a sindaco di mio figlio, dimenticando, pure, che ha svolto con me la carica di assessore quando nel '92 ero sindaco di Ceppaloni e che aveva condiviso con me tante scelte politiche e amministrative. Restai sconcertato per alcune false accuse a cui ho il dovere di rispondere: come quella secondo cui quando dal 2004 al 2007 svolgevo la carica di presidente del 'Patto Territoriale Valle del Sabato' percepivo un'indennità di cinque milioni di lire mensili. La prova è data da una mia lettera depositata agli atti della società nel giorno del mio insediamento, nella quale dichiaravo di rinunciare ad ogni indennità di carica. Le mie scelte politico-istituzionali le ho sempre fatte per motivi ideologici o di servizio e mai per motivi utilitaristici; come quando io, giovanissimo, fui un militante del Movimento Sociale Italiano. Secondo il pensiero di Barone e di altri quella mia militanza sarebbe una colpa e un demerito; io invece rispondo che rivendico quella mia scelta ideologica pur non condividendo alcune note estremistiche. Era difficile e non conveniente a quei tempi militare nel MSI. A chi dovesse ritenere di offendermi per quella mia militanza io gli rispondo che invece la rivendico, con libertà e consapevolezza, e oggi, in questo periodo di scomparsa di valori e di ideali, mi sento appagato per aver lottato per quei principi e di aver frequentato personaggi politici della statura di Almirante, Michelini, il caro senatore Enea Franza, mio padrino, Guerra, D'Alessandro e tanti altri. Oggi rivendico, con me stesso, anche la consapevolezza di aver maturato negli anni '70, prima di tanti altri, la convinzione che i tempi erano mutati. Feci la scelta ideologica e non opportunistica di aderire alla DC, perché più aderente ai miei principi. Non si possono attribuire ad altri quelle che sono state le proprie inefficienze e manchevolezze, come spesso alcuni sostengono e scrivono. Sostenni sin dall'inizio l'onorevole Mastella, non quando era all'apice della sua carriera politica ma quando era minoranza della DC Provinciale e Nazionale. Con lui ho sempre avuto un rapporto di stima, di amicizia e di condivisione ideologica. È vero poi, come dice Barone, che nel 2000 non condivisi una sua scelta politico-amministrativa, e mi ritrovai con alcuni amici della DC come il senatore Izzo, l'onorevole Barbieri, l’onorevole Gargani e tanti altri che nel frattempo militavano con Forza Italia. Ma quando nel 2000 i dirigenti provinciali di FI (e qui rispondo a Barone) fecero un accordo proprio con l'onorevole Mastella, a mia insaputa, facendo sciogliere l'amministrazione comunale da me sostenuta, e con mio figlio assessore, la ritenni una pugnalata alle spalle, e quindi mi allontanai. Ho sempre ammesso la dialettica e la divergenza, ma mai il tradimento. Queste cose il coordinatore del Pdl Barone le conosce benissimo; come pure conosce benissimo la vecchia amicizia che mi lega all'On. Mastella. Non dovrebbe scandalizzarsi se dopo un'incomprensione siamo più legati di prima. Al di là della politica è da gentiluomini superare le divergenze,
quando esse sono in buona fede. Ho fatto queste precisazioni, senza rancore, perché ritengo che se la gente in tanti anni mi ha onorato di essere sindaco, assessore o consigliere, e mio figlio oltre che primo eletto nel 2000, è stato oggi rieletto sindaco con l'80% dei consensi, è la prova che tutta la campagna denigratoria messa in atto da Barone e i suoi sostenitori era solo un tentativo esasperato di guadagnare consensi».
Quali sono gli auspici per il futuro amministrativo e della comunità?
«Oggi dico che non ho rancore verso nessuno, che deve tornare la serenità nella nostra comunità, e che l'amministrazione, ognuno secondo i propri ruoli, deve lavorare per migliorare sempre più la condizione del nostro comune. I segni già scaturiti dal primo consiglio comunale vanno in tale direzione; il sindaco ha mostrato apertura e volontà di lavorare in collaborazione con tutti, la minoranza con Barone e Giuseppe Mazzeo ha manifestato la sua volontà di essere propositiva e non ostruzionistica. Se sarà così sarà un bene per tutta la comunità».
Fonte: Ottopagine