Una “Ragnatela” tessuta tra imprenditori e autotrasportatori per smaltire illecitamente rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi all'interno di alcuni terreni a Ceppaloni. Materiali provenienti da lavori edili stradali, ma anche da strutture sanitarie. E' l'inchiesta, che, oltre al Sannio ha interessato anche le province di Napoli, Avellino e Caserta, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli e condotta dagli agenti del Corpo forestale di Benevento che ieri mattina hanno notificato 11 misure cautelari chieste dal sostituto procuratore Annamaria Lucchetta e firmate dal gip Francesco De Falco (ex sostituto procuratore a Benevento) e altrettanti avvisi di chiusura indagini preliminari.
In carcere è finito Giustino Tranfa, 46 anni, di Ceppaloni, imprenditore e gestore di fatto della Maemi srl, di cui fino al maggio del 2011 è stato amministratore unico. Arresti domiciliari, invece, per Concettina Tranfa 48 anni di Ceppaloni, amministratore unico della Maemi srl; Loredana Tranfa, 39 anni, di Ceppaloni, addetta amministrativa di fatto della Maemi srl; Felice Prevete, 39 anni, di Sperone, in provincia di Avellino, addetto tecnico di fatto della Maemi srl; Amabile Pancione, 34 anni, di Benevento, proprietario di un terreno. Ed ancora, il gip partenopeo ha disposto il divieto di dimora in Campania per Marco Pancione, 29 anni, di Benevento ma residente a Chianche, in provincia di Avellino, titolare della ditta Edil Pancione sas; Michele Marranzini, 43 anni, di Santa Lucia di Serino, in provincia di Avellino, amministratore della ditta Mariconda Trasporti srl e Roberto Ranauro, 47 anni, di Benevento, amministratore della ditta Ranauro Asfalti srl. Infine, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Antonio Lampugnale, 33 anni, di Benevento, amministratore della Lampugnale srl”; Nicola Romano, 56 anni, di Casoria, in provincia di Napoli, amministratore della “Romano Costruzioni & C. srl; Giovanni Piccolo, 46 anni, di Casapesenna, in provincia di Caserta, amministratore unico della ditta AGM Costruzioni spa. Per tutti le accuse a vario titolo sono di traffico illecito di rifiuti, recupero e smaltimento illecito di rifiuti, illecita attività di sversamento di rifiuti speciali non pericolosi e realizzazione e gestione di una discarica abusiva di rifiuti speciali pericolosi (ipotesi di reato contestata solo ai destinatari delle misure cautelari in carcere o ai domiciliari). Le indagini, che erano state avviate e dirette dal sostituto procuratore presso il tribunale di Benevento, Antonio Clemente e quando era emersa l’ipotesi del traffico, gli atti erano stati trasmessi alla Dda di Napoli, sono state svolte con una serie di pedinamenti, sopralluoghi, videoriprese, sequestri, acquisizione di documentazione ed intercettazioni telefoniche che, si legge nell'ordinanza del gip “hanno complessivamente evidenziato con assoluta certezza che dal maggio 2010 fino a maggio 2011 l'attività di gestione dei rifiuti da parte della ditta Maemi è continuata in modo stabile ed incessante nonostante la mancanza dell'autorizzazione, con un quotidiano accesso accesso di svariati camion contenti rifiuti anche pericolosi in quantitativi di molto eccedenti anche rispetto ai limiti stabiliti da dalla previgente autorizzazione scaduta e non prorogata” dai fratelli Tranfa che si sono susseguiti nell'amministrazione della Maemi srl. Ed ancora, secondo l'accusa, i rifiuti non venivano solo scaricati o lavorati nelle aree interne della ditta di Ceppaloni, “ma anche nei terreni sottostanti di proprietà dello stesso Giustino Tranfa e di Amabile Pancione”. Ed è proprio in queste aree, il cui accesso era all'interno della ditta Maemi, che gli investigatori dei comandi Stazione di Montesarchio e Benevento avrebbero filmato e documentato lo sversamento “illecito di rifiuti speciali pericolosi, solidi e liquidi che sono stati tombati - spiega in una nota la Forestale – nei terreni della località “Stazione”, di Ceppaloni”. In particolare nell'area, che è stata sequestrata, i forestali hanno “rinvenuto sepolti non meno di 10.000 metri cubi di rifiuti pericolosi sanitari a rischio infettivo (siringhe usate, provette, aghi, flebo), mescolati artatamente dai gestori della discarica abusiva con altri rifiuti speciali provenienti, prevalentemente da cantieri edili della vicina Benevento”. Tonnellate di detriti provenienti dalle demolizioni di fabbricati, strade e dalle lavorazioni edili che sarebbero finite nella discarica dove venivano tritate e probabilmente reinserite nel mercato degli inerti. Una discarica che stando alle accuse era autorizzata fino al maggio del 2010, ma che anche nei mesi successivi avrebbe aperto i cancelli ai camion di imprese specializzate e non nel trasporto di rifiuti. Ditte di Benevento, del Sannio più in generale, ma anche provenienti da altri centri della Campania. Oltre che agli 11 destinatari delle misure cautelari, gli agenti della Forestale hanno anche notificato altrettanti avvisi di chiusura indagini preliminari nei confronti di Giuseppe Bosco, 73 anni, di Ceppaloni, amministratore della Maemi da gennaio a luglio del 2010; Antonio Simiele, 43 anni, di Benevento, titolare della Impresannio srl; Anicia Rivera Francia De La Alta, 54 anni, residente a Benevento, amministratrice della Bienne Società Cooperativa; Antonio Zeoli, 55 anni, di Benevento, titolare dell'omonima impresa; Carmine Marinelli, 43 anni, di Mercogliano, amministratore della ditta Italsud srl; Mario Piccolo, 44 anni, di Casapesenna, in provincia di Caserta, titolare della ditta Mp Costruzioni; Giancarlo Porcaro, 51 anni, di Ceppaloni, titolare dell'omonima ditta individuale; Luca Marinelli, 42 anni, di Mercogliano, titolare della ditta Marinelli srl; Giampiero Marinelli, 36 anni, di Mercogliano, amministratore della Ecotecnica srl; Giuseppe Maio, 52 anni, di Benevento, proprietario di un automezzo utilizzato per il trasporto di rifiuti e Giovanni Rotondo, 45 anni, di Buonalbergo, titolare della Rotondo costruzioni srl. Si tratta dei titolari delle imprese o di proprietari di mezzi indagati per aver scaricato rifiuti edili all'interno dell'area finita nel mirino delle indagini che vede coinvolte un totale di 75 persone. Nelle prossime ore gli interrogatori degli indagati difesi, tra gli altri, dagli avvocati Umberto Del Basso De Caro, Marcello D'Auria, Carmine Lombardi e Sergio Rando.
Fonte: Ottopagine