Mamma morta al Rummo. Tre proscioglimenti e cinque rinvii a giudizio

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Ospedale_beneventoTre proscioglimenti e cinque rinvii a giudizio sono stati decisi ieri al gup Sergio Pezza al termine dell'udienza preliminare sulla morte di Graziella Gilì, trentadue anni, di Ceppaloni, avvenuta al 'Rummo' nella notte tra il quattordici ed il quindici novembre del 2007, all'incirca dodici ore dopo aver messo al mondo una bimba. Il proscioglimento, per non aver commesso il fatto, è scattato per i ginecologi Pasquale Cinquegrani, Luigi Oliva e Michelina De Marco, difesi dagli avvocati Federico 'Luigi Di Mezza, Antonio Leone, Giuseppina Manganelli e Nunzio Gagliotti. Per loro il giudice ha anche stabilito l' inutilizzabilità dell' autopsia per non essere stati 'avvisati' al momento del conferimento dell'incarico. Dovranno invece affrontare il processo, che prenderà il via il venticinque marzo, Leonardo Ferrara, ginecologo, e le ostetriche Ada Martino, Clorinda Zarrella, Antonietta Di Fede e Lucia Iadarola, assistiti dagli avvocati Umberto Del Basso De Caro e Roberto Pulcino.

 

Parti civili i familiai della signora con gli avvocati Angelo Mastromatteo e Felice De Simone, e 'Cittadinanza attiva Tribunale dei diritti del malato' con l'avvocato Tiziana Pennino. Nel mirino degli inquirenti presunte condotte colpose nell' attività di assistenza e di controllo delle condizioni post partum della paziente, 'a rischio perchè obesa ed ipertesa, ed alla quale era stato somministrato un farmaco che induce il travaglio. La signora era diventata mamma per la prima volta con un parto cesareo terminato intorno alle 13.30 del quattordici novembre. L'operazione non aveva comportato alcuna difficoltà, tanto che la trentaduenne era tornata in camera e, ripresasi dall'anestesia, aveva festeggiato con' i suoi congiunti il lietissimo evento. In serata, però, mentre era in compagnia della madre, aveva accusato un improvviso malore e, nonostante i disperati tentativi di sanitari: era deceduta.

L'azienda ospedali era aveva deciso di procedere al cosiddetto riscontro diagnostico - un'autopsia non giudiziaria - ma in serata la Squadra mobile aveva sequestrato la cartella clinica. Dall'autopsia eseguita dal medico legale, la dottoressa Monica Fonzo e dal professore Carmine Nappi, era emerso che la rnorte era stata causata da un'emorragia. All'esame avevano preso parte professori Pietrantonio Ricci e Giuseppe Saggese (per la famiglia) e, per alcuni ginecologi, i professori Giuseppe Vacchiano e Giorgio Carlomagno, ed il dottore Michele Selvaggio.

Fonte: Il Sannio Quotidiano

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