Per la prima volta i coniugi Mastella erano presenti, insieme, in una trasmissione televisiva. E' successo lo scorso 2 febbraio a Matrix, su Canale 5, nella puntata "cucita" su di loro dal titolo "Casa Mastella". Eh sì, perchè i due leader del partito-famiglia dell'UDEUR si presentano al grande pubblico in modo molto incisivo anche se si parla soltanto di casa loro. In fondo, nel loro modo di fare è sempre stata presente una caratteristica molto peculiare, che è quella di portare le questioni personali e familiari sulla piazza, secondo il principio che la stessa Sandra Lonardo ha teorizzato proprio durante la puntata in questione affermando "Non ci siamo mai nascosti davanti a niente". Ebbene, i Mastella sono andati in TV a livello nazionale. Le immagini hanno mostrato la loro Ceppaloni ed anche quella parte che lì non li vuole, l'opposizione politica (e culturale?) alla loro presenza preponderante in quel paesino in territorio sannita. C'è il pizzaiolo che tiene la foto di Mastella fra le immagini dei Santi: "Per me è come Dio!".
C'è il signore anziano che ricorda all'intervistatrice di Matrix che i Mastella hanno dato tutto a tutti nel paese, sono dei veri benefattori. E mentre nello studio la Lonardo è quasi in preda ad una furia di parola, con la quale sfogare il suo "esilio" romano, le immagini del servizio raccontano dell'appuntamento fisso domenicale a villa Mastella: persone da tutto il paese (ed oltre i confini) si recavano abitualmente in visita presso la casa dei leader di Ceppaloni ogni domenica mattina, per chiedere un aiuto, un favore, una sistemazione. Cose che tutti sanno, ma che difficilmente ci si sarebbe aspettati effettivamente dichiarate sottoforma di certezza giornalistica. Insomma, quelle fiumane di persone in visita domenicale ai Mastella sono sempre rientrate fra le cose che tutti sapevano ma di cui nessuno, ufficialmente, raccontava nulla.
Di fronte al fatto compiuto, i due coniugi-politici in studio sorridono, si scherniscono come di fronte al più bel complimento. "Sì, siamo stati tanto buoni e bravi da offrire posti di lavoro e sistemazioni a chiunque ce ne chiedesse", sembrano dire fra i gesti che fanno e le parole che dicono. E poi arriva una domanda alquanto cruciale, che non ti aspetti da un conduttore poco "provocatore" come Alessio Vinci: "Mastella, che cos'è per lei il clientelismo?". La risposta è l'ultima cosa che, in questa sede, si intende raccontare di questa puntata "fuori programma", di questo tassello poco meritorio della storia recente della politica in TV. L'ex Guardasigilli risponde, con convinzione, che non è male fare del bene e dei favori a tanta gente, è male quando se ne fa a pochi soltanto e per un fine ben preciso. Come dire che il clientelismo è cosa sbagliata solo quando si esprime in maniera antidemocratica. Il resto è storia di tutti i giorni.
LEZIONI DI CLIENTELISMO IN TV
Noi cittadini del Sannio siamo costantemente divisi tra "mastelliani" e "non mastelliani", persino quando siamo in coda al supermercato sotto casa. E tra le due categorie, c'è quella labile ma sempre vittoriosa dei "mastelliani per convenienza", quelli che passano da una parte all'altra a seconda della propria personale soddisfazione rispetto ad eventuali favori ed agevolazioni ricevute. Se ho un lavoro, Mastella è bravo. Se non ce l'ho, Mastella è cattivo. Ma dobbiamo subito chiarire una cosa, dobbiamo intenderci su quello di cui si sta parlando: si sta parlando della potenza di un uomo politico e della sua famiglia, che lo rende capace di condizionare le vite di tante persone, esprimendo la propria magnanimità con gli strumenti che può usare. Non stiamo accusando Mastella di aver commesso nessun reato, nessuna scorrettezza, nessun'azione vergognosa. D'altra parte, non siamo noi ad aver detto e pensato che, in fondo, offrire un posto di lavoro a chi lo chiede prescindendo dai meriti e dalle procedure democratiche non è un male e non è un reato. E' il nostro sistema legislativo, il nostro ordinamento inteso in senso più politico che giuridico a decretare ciò, ad impedire che si venga arrestati per aver favorito qualcuno nell'ottenere un lavoro o altri vantaggi. E' reato solo se per farlo si utilizzano soldi pubblici o si abusa del proprio pubblico ufficio. Così dice la legge.
Per questo persino Mastella, che il clientelismo l'ha teorizzato ed applicato pedissequamente dovunque si è trovato, e che del clientelismo ha reso il Sannio un autentico prodotto, non avrà mai fatto nulla di male finchè la magistratura non avrà attestato che, secondo la legge, ha commesso qualche reato. Affermazione che sembra scontata, ma che invece è dovuta per evitare equivoci in chi legge.
Ma in questa sede, per fortuna, possiamo spingerci anche un po' oltre le semplici considerazioni sulla legge e il costume, in Italia e nel Sannio. Possiamo e dobbiamo osservare che un giudizio su chi siano e cosa facciano i Mastella non si può esprimere senza prima capire chi sta emettendo questo giudizio. E con giudizio ci si riferisce pure a quello dell'elettorato, siano elezioni regionali, politiche, europee o comunali. Se a giudicare in positivo sono quei cittadini che hanno ricevuto favori ed agevolazioni (lo ripetiamo, senza alcun reato), non c'è da meravigliarsi. Stessa cosa se a giudicare in negativo sono quei cittadini che "non hanno avuto niente". Il problema si pone quando stanno a favore di Mastella persone che non c'hanno mai avuto alcun rapporto. In quel caso, è la cultura, la mentalità, il costume della gente ad essere stato compromesso e corrotto dal sistema clientelare, al punto che non si vede più dove sta l'errore. E l'errore, ci permettiamo di dirlo con foga donchisciottesca, sta nel fatto che il favore dato ad uno è il torto subito da dieci o cento. L'errore è il contrario di questa medaglia, il rovescio del clientelismo applicato: tu vai avanti perchè sei venuto da me a chiedere un favore e io te l'ho dato senza domandarmi se lo meritassi o no, e senza chiedermi se ci fosse qualcun altro che avesse maggiori diritti di ricevere quel beneficio. Tu che non sei venuto a chieder nulla, e magari non mi hai neppure votato, non meriti attenzione.
Diritto. Forse è questa la parola chiave. Il termine che abbiamo dimenticato di declinare ed utilizzare. Al plurale fa diritti, e significa tanto. Forse troppo. O forse nulla più. Il diritto è stato sostituito dal favore, il torto è solo conseguenza dell'errore di non essersi rivolti a chi poteva farci del bene. E' colpa nostra se le cose ci vanno male, merito di altri se vanno bene. Ma il problema non si pone, perchè a ricevere agevolazioni sono in tanti. Quindi il clientelismo è espresso in forma democratica, perciò fa soltanto del bene a tutta la società. E persino queste parole non contano nulla, perchè per qualcuno saranno soltanto le invettive gratuite di chi, per colpa propria, non ha ricevuto niente da nessun benefattore. E adesso parla contro per proprio interesse.
di Simone Aversano