Paese da Terzo Mondo con tase scandinave

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Famiglia Cristiana: “Mastella, per “reinserirsi” a Ceppaloni, prende un “modico” assegno di 300 mila euro(non sarebbe meglio restituirli quei soldi o darli in beneficenza, come bel gesto?)

Trentacinque anni di contributi e 65 anni di età (60 per le donne): questi i requisiti per andare in pensione, validi per tutti gli italiani. Ma con qualche eccezione. Gianfranco Fini, con tanta ipocrisia (chi è immune scagli la prima pietra), ci ha proposto un interessante quiz: «Chi è quel pensionato di 52 anni che percepisce 5.216 euro di pensione al mese?». La risposta: Walter Veltroni. Il leader del Pd (e “baby pensionato”) incassa male e rilancia: «Basta con gli stipendi italiani più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte d’Europa».

Per capirci, diamo qualche cifra: quest’anno il pane è aumentato del 12,3 per cento, la pasta del 10; negli ultimi anni le tariffe del gas sono rincarate del 45 per cento, quelle elettriche del 20,8... e ci fermiamo qui, per carità di Patria. Si può far fronte a questi rincari con 500 euro mensili che tanti anziani percepiscono come pensione di vecchiaia (il 17 per cento)? Che i politici (“casta” avida di privilegi) non si vergognino è un grave insulto a chi vive raccattando gli avanzi al mercato. Non è demagogia. La busta paga dei lavoratori italiani è tra le più basse in Europa. Ma i nostri parlamentari guadagnano il 70 per cento in più dei loro colleghi tedeschi e il 75 per cento in più di quelli inglesi. Ma il riferimento all’Europa vale solo per gli aumenti dei prezzi di treni, aerei e altri servizi pubblici? Di recente, il cardinale Bagnasco ha sintetizzato l’emergenza italiana con l’espressione: “il problema della spesa”. Ma quale spesa? Non si riferiva certo a chi, al ristorante di Montecitorio, ordina un passato di verdura con crostini a 1,80 euro o involtini di manzo a 4,80 euro, il tutto annaffiato da buon vino a 3 euro la bottiglia. Ma quello del parlamentare, obietterà qualcuno, è un lavoro “precario”; e poi bisogna metterli nelle migliori condizioni per “servire” il Paese (“servire” o “servirsi” del Paese?). Niente paura, per il “precariato” dei politici c’è un “ammortizzatore sociale”: se l’onorevole non viene ricandidato o rieletto, lo attende una buonuscita (la chiamano “assegno di reinserimento nella vita sociale”, sic! ). Così Mastella, per “reinserirsi” a Ceppaloni, prende un “modico” assegno di 300 mila euro (non sarebbe meglio restituirli quei soldi o darli in beneficenza, come bel gesto?). La lista degli sprechi e dei privilegi è infinita. Valga per tutti una legge, votata nel 2006 (ovviamente e rigorosamente bipartisan), grazie alla quale i partiti si dividono ogni anno, e per cinque anni, 50 milioni di euro di rimborsi elettorali, anche quando la legislatura viene interrotta anticipatamente, come adesso. Ciò vuol dire che continueranno a percepire i soldi fino al 2011. Nel frattempo, con la nuova legislatura arriveranno altri 250 milioni di euro di finanziamento. E non c’è da scandalizzarsi (soprattutto se guardiamo alla crescente povertà delle famiglie)? Il tutto, aggravato da una pressione fiscale intollerabile (ormai vicina al 50 per cento). Un vero paradosso: tasse scandinave e servizi da Terzo mondo.

Chi chiede sacrifici ai cittadini, non può non essere credibile e non dare per primo l’esempio, altrimenti è una presa in giro. «Dobbiamo uscire dall’individualismo», ricordava il cardinale Bagnasco, «dal pensare egoisticamente solo a sé stessi e alla propria categoria nella dimenticanza di tutti gli altri». Cari politici (Veltroni, Berlusconi, Casini ecc.), basta con le chiacchiere. È così impegnativo garantire più “bene comune” e meno privilegi?

 

Fonte: Famiglia Cristiana

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