I Popolari-Udeur non si scioglieranno. Parola di Clemente Mastella. Il segretario del Campanile non intende cedere alla situazione delicata di questi giorni, ma anzi lavorare alla rinascita del suo movimento politico. Lo ha detto nelle ore più difficili, ossia quando ha annunciato la decisione di non ricandidarsi al Parlamento, e lo ha ribadito anche in queste ore, lasciando cadere l’offerta del segretario del Partito socialista, Enrico Boselli, di una candidatura da indipendente a Palazzo Madama. Insomma, a Largo Arenula si guarda già al domani.
Parole molto simili a quelle usate giovedì scorso dallo stesso leader Udeur per comunicare la sua non discesa in campo nelle elezioni del 13 e 14 aprile prossimi: «Forte anche della cultura e della saggezza contadina del mio sud, non mi arrendo e, qualora ci saranno condizioni diverse, do l’arrivederci a quegli amici che generosamente e in modo solidale mi sono stati vicino», aveva affermato l’ex titolare di via Arenula. Lo stesso concetto è stato ribadito qualche giorno più tardi in risposta al gesto di Boselli: «Non sciolgo però il mio partito anche se lo rinnoverò dalle fondamenta puntando su nuovi modelli e sull’attenzione seria al Sud e non solo», aveva fatto sapere il leader centrista. Archiviata il momento degli addii al suo partito (era stato gelido, nei giorni scorsi, il commento di Mastella a proposito: «Pensavo di avere sulla tolda di comando dei marinai e invece avevo solo una ciurma»), per il Campanile è il momento di porre le basi di ciò che verrà. Resta però, per Mastella, il senso di amarezza in questo periodo dove «il venir meno alla parola data e le ipocrisie hanno prevalso sul buon senso, sulla correttezza e sulla politica».
Il capo di Largo Arenula si riferisce all’atteggiamento del mondo della politica e non solo. Mastella se la prende con la grancassa mediatica che lo ha condannato ancora prima di attendere l’evoluzione dei fatti. E i fatti, quelli danno una speranza in più all’ex ministro. Sabato scorso, la Procura Generale di Catanzaro ha chiesto l’archiviazione della sua posizione in merito a Why Not, dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati dall’ex titolare dell’inchiesta, il pubblico ministero Luigi De Magistris. E il commento di Mastella non è stato tenero: «Dopo questa richiesta di archiviazione mi chiedo chi mi ripagherà del male che mi è stato fatto. Dichiarai all’epoca, per fatti che mi erano del tutto estranei, la mia innocenza. Non ci fu verso, perché si era deciso che dovevo essere umiliato, lapidato, cacciato dalla scena politica e istituzionale», utilizzando «tutti i sistemi più sofisticati dell’arte mediatica» poiché «per settimane sono stati montati rispetto a me una serie di fatti che non esistevano».
Ecco, invece, come sintetizza il quadro la Lonardo: «Clemente è una persona onesta, uno che si è sacrificato sull’altare della non verità: perché lui, che è stato tra i più intercettati, ne esce fuori pulito e paradossalmente paga il prezzo più alto». Ora, però, restando fuori dalla mischia, «spero», ha detto Mastella nel giorno del suo (temporaneo) commiato politico, «di essere più libero e di ritrovare finalmente una serenità che con violenza e ad arte mi è stata tolta». Libertà e serenità saranno, dunque, le armi in più con cui Clemente Mastella affronterà la sua personale e politica traversata nel deserto, nel tentativo di riprendere a tessere la trama interrotta del progetto politico inseguito da una vita.
Fonte: Il Campanile