I giudici sostengono che è evidente ‘l’opportunità di ulteriori investigazioni’ e che sussiste ‘il pericolo di condotta recidivante’
Il Tribunale del Riesame di Napoli (decima sezione, presidente Maria Rosaria Cosentino, giudici Annalisa De Tollis e Michele Mazzeo) ha depositato oggi le motivazioni della misura cautelare dell’obbligo di dimora a Ceppaloni, emessa nelle scorse settimane nei confronti del presidente del consiglio regionale della Campania Sandra Lonardo; descrivendo lo scenario emerso dall’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere su presunti condizionamenti di nomine, incarichi e concorsi pubblici in cui sono coinvolti, tra gli altri, diversi esponenti dell’Udeur.
Un provvedimento che successivamente è stato dichiarato inefficace dal gip di Napoli Anna Laura Alfano.
Il Riesame sostiene in primo luogo che appare evidente ‘l’opportunità di effettuare ulteriori investigazioni’ in merito alla vicenda delle presunte pressioni sul direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna e Sebastiano di Caserta, Luigi Annunziata nella quale risultano attualmente indagati per tentativo di concussione l’ex guardasigilli Clemente Mastella, la moglie Sandra Lonardo, il consigliere regionale Udeur Nicola Ferraro, e l’ex assessore Andrea Abbamonte, dello stesso partito.
I giudici del Tribunale della Libertà sottolineano “il pericolo di condotta recidivante”. “Vi sono plurimi atti - scrivono i magistrati - chiaramente espressivi di condotta concussiva in esecuzione di un programma ben definito con strumentalizzazione delle funzioni pubbliche rivestite”. Per il tribunale la vicenda pertanto “non può essere valutata come un episodio a sé stante ma va contestualizzata in un sistema di potere che istituzionalmente persegue interessi privati”. Il Riesame si sofferma poi sulla sussistenza del requisito dell’urgenza con cui il gip di Santa Maria Capua Vetere adottò i provvedimenti restrittivi. Requisiti che i giudici ritengono validi. A tale proposito sottolineano la “riconosciuta esistenza di una associazione per delinquere (anche se non contestata alla Lonardo e altri indagati, ndr)” con “l’illecita gestione delle gare di aggiudicazione di appalti, di corruzione, abuso di ufficio e altro” nonché “la permanenza di parte di molti indagati negli specifici posti di potere che hanno consentito loro la perpetrazione delle condotte incriminate”. I giudici parlano inoltre della “pacifica spregiudicatezza da questi dimostrata” la quale “induce a ritenere che le esigenze di cautela siano assolutamente urgenti”. Per il Riesame siamo di fronte a “più illeciti di carattere sistemico e da ricondursi a un ‘modus operandi’ serialmente realizzato in armonia a dettami consolidati nell’ambito del contesto deviato”. Le “evidenti e pregnanti esigenze di tutela della collettività - scrivono ancora i giudici - necessitano senz’altro di essere assicurate attraverso una misura cautelare che impedisca libertà di movimento e contatti funzionali alla possibile reiterazione di condotte di analogo tenore”. Tali esigenze ‘possono essere soddisfatte con la misura dell’obbligo di dimora che allontana gli indagati dal contesto in cui sono maturati i fatti, inibendo l’espletamento delle pubbliche funzioni assolte ed inquinamento pregnante delle fonti di prova’.
Fonte: Metropolitan Apache