Pomicino: Così Clemente mi fece fuori dal partito

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Cirino PomicinoDalle purghe staliniane ai lassativi di Ceppaloni.
"Nei partiti non si può parlare, sui giornali non si può scrivere ciò che si deve". Geronimo, alter ego letterario del deputato Paolo Cirino Pomicino, racconta genesi ed evoluzione della frattura con l'Udeur di Clemente Mastella, in un capitolo del suo ultimo libro, "La politica nel cuore", da ieri in libreria. "Mi trovo a pensare — racconta Geronomo - che nella Prima Repubblica avevo militato per venticinque anni nello stesso partito, la Dc e ora, da quando sono rientrato in politica, sono già stato espulso due volte da due partiti nel giro di pochi mesi, l'Udr di Cossiga e l'Udeur di Mastella".
Dalle purghe staliniane ai lassativi di Ceppaloni. E' questa la battuta che faccio in una intervista al Corriere della Sera quando vengo espulso dall'Udeur di Mastella. I rapporti con Clemente cominciano a deteriorarsi, per la verità, subito dopo l'elezione al Parlamento europeo. Il motivo? Non lo capisco, a parte i chiacchiricci di un gruppo di campani. Sicuramente a dividerci non era la linea politica, perchè tutti i passaggi erano sempre concordati e quando avevo da esprimere un parere critico lo facevo nel chiuso del partito. Eravamo troppo piccoli per costituire correnti, ma la libertà di espressione è un valore cui non si può rinunciare.
Dopo le elezioni europee, però, Clemente azzera tutti gli incarichi compreso il mio (ero il responsabile per il programma), per cui nessuno più si interessa di politiche settoriali. Poi arrivano le elezioni regionali. L'inconsistenza politica del centrodestra è tale che, nonostante il pessimo governo, la vittoria di Bassolino è più che scontata. Chiunque avesse avuto u n po' di intelligenza politica avrebbe fatto ciò che feci io dichiarando, a titolo personale, il voto moderato che conosceva la debolezza politica del centrodestra ma non voleva votare per il candidato ex comunista del centrosinistra. "Votate l'Udeur" sostengo io "e come presidente votate chi volete". Infatti a Napoli l'Udeur migliora di qualche punto e il mio candidato, Michele Pisacane, un carneade dal nome storicamente illustre e con una lunga storia andreottiana alle spalle, risulta il primo eletto del partito a Napoli. Gli avevo organizzato molte cene elettorali, ma non lo avevo mai fatto parlare, per timore che, parlando, perdesse voti. La struttura del partito di Mastella, invece, è impegnata su due nomi, il rettore della vecchia Università Navale oggi ribattezzata Università Parthenope, Gennaro Ferrara, e un medico di Giugliano, tal Giuseppe Maisto. Nessuno dei due viene eletto e Clemente ci rimane male.
Il sabato successivo alle elezioni partecipo a un convegno a Lecco con Violante, Pezzotta, Billè, Maroni e Michela Brambilla, la futura femme fatale di Berlusconi. La sera, a Milano, mi sento male e di corsa volo al Policlinico San Matteo di Pavia dal mio cardiochirurgo Viganò. Il giorno dopo mentre sono ricoverato vengo a sapere che Clemente ha sostituito il segretario cittadino e non uno dei suoi. Telefono subito a Clemente, nonostante il divieto dei medici, per dirgli di salvare almeno la forma. Ventiquattro ore dopo arriva un fax al mio ufficio di Roma con il quale mi viene comunicata la sospensione dal partito. Rimango sbigottito. Mi viene subito in mente la riunione dell'ufficio politico nazionale di alcuni mesi prima quando, dopo la relazione di Clemente, avevo chiesto la parola annunciando che avrei votato contro. Clemente mi aveva interrotto prima che potessi spiegare le mie ragioni dicendo: "Paolo qui non si può votare contro". Sorrisi e, su inviti pressanti di molti colleghi deputati, ritirai il mio voto contrario.
Ripenso all'episodio quel giorno in ospedale, mentre leggo e rileggo il fax tragico e divertente con cui sono stato appena sospeso a divinis. In fondo Clemente è stato ed è un grande amico personale sin da quando nel 1976 entrammo insieme alla Camera.
Un grande lavoratore della politica intriso di passione, di genuinità, di intelligenza e di scaltrezza, dote essenziale nella politica. Ma anche lui, come Casini, Rotondi, Berlusconi, Fini, Di Pietro, Pecoraro Scanio, Bossi è stato travolto da un sistema quello maggioritario, che quasi impone la concezione proprietaria di un partito anche sul piano giuridico.
Così, quarantotto ore dopo, il collegio dei probiviri dell'Udeur mi espelle. Mi trovo a pensare che nella Prima Repubblica avevo militato per venticinque anni nello stesso partito, la Dc e ora, da quando sono rientrato in politica, sono già stato espulso due volte da due partiti nel giro di pochi mesi, l'Udr di Cossiga e l'Udeur di Mastella. Nello stesso tempo il mio amico Geronimo è stato espulso dal Tempo, dal Messaggero, dal Mondo e da Panorama Economy. Nei partiti non si può parlare, sui giornali non si può scrivere ciò che si deve. Ecco, mi dico, il volto della nuova Italia democratica.
Dopo l'estate del 2007, sotto la guida del Corriere della Sera dei banchieri e dei finanziari, Mastella comincia a essere indicato come il simbolo di una classe politica inetta, dedita più agli affari di famiglia che al bene del paese.
Processi sommari si rincorrono in tutti i talk show, con conduttori faziosi e spregiudicati che infieriscono su un ministro della Repubblica senza mai fare la tara alle cose scritte da mentitori di professione. E' la guerra scatenata dai grandi gruppi economici e finanziari e dai loro strapagati conduttori, le cui miliardarie parcelle restano un mistero per tutti. Verrà il tempo in cui ai tanti Savonarola e ai mille moralisti si chiederanno la dichiarazione dei redditi e lo stato patrimoniale.
 
Fonte:  Il Denarao
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