(ASCA) - Napoli, 5 dic - E' firmato da Renato Farina sull'edizione di oggi de ''Il Giornale'' un appello per far tornare a casa, nella sannita Ceppaloni, Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella, cui il Gip della Procura di Napoli il 21 ottobre scorso ha imposto il divieto di dimora in Campanie e nelle zone limitrofe nell'ambito di una inchiesa su presunti condizionamenti attraverso l'Arpa Campania. Farina si rivolge al capo dello Stato e, provocatoriamente, chiede che in alternativa si ''lascino nelle mura di Ceppaloni lei e i figli'' spiegando ''sara' una forma di carcerazione di massa incostituzionale, ma e' sempre meglio dell'esilio preventivo, che ci risulta anch'esso anticostituzionale e persino piu' crudele. Costruito sulla base di presunte colpe pericolosissime, tipo raccomandazione a qualche Asl o Arpa o come diavolo si chiamano adesso le organizzazioni ospedaliere e per le bonifiche. Poi giudicatela e speditela in galera, se ci sono prove, ma questa pena dell'espulsione dai propri cari senza condanne e senza pericolosita' sociale non esiste dove c'e' un po' di civilta'. Che pericolo costituisce la signora Lonardo? Che raccomandi chi? Adesso? Siamo noi a raccomandare qui lei, e forse e' un reato. Ma la raccomandiamo lo stesso''.
La tesi di Farina e' che se Sandra Lonardo, tuttora legittimamente presidente del Consiglio regionale della Campania, non sarebbe sttaa 'punita' in questo modo ''se non fosse la moglie di Mastella. Se non fosse sotto tiro permanente e velenoso di De Magistris e Travaglio''. ''Se non fosse impopolare, almeno ci sarebbe state associazioni di donne deputate o artiste, quote rosa di qualunque estrazione e provenienza politica, pronte a difenderla''. ''Tutti sappiamo che Sandra e' punita per far male al marito, che da parlamentare europeo non puo' essere arrestato, sperando che il marito ci patisca, e cosi' confessi. Non si sa bene che cosa, ma almeno ammetta che essere Mastella e' un reato, e dunque anche esserne moglie. Non c'e' bisogno che Clementone verbalizzi il racconto di condotte criminali. Si limiti a riconoscere che il suo matrimonio - essendo caratterizzato dal marchio Mastella - e' per cio' stesso un'associazione mafiosa, per di piu' con figli. Il reato contestato alla fine non e' infatti una serie di azioni delittuose ma una condizione umana, un'identita' considerata pericolosa in se': essere Mastella''.
fonte: Il Giornale