Dopo due album, tantissime esperienze in Italia e all’estero e il secondo posto al Top jazz 2008 come miglior talento italiano, si apre per il trombettista beneventano Luca Aquino un’altra stagione ricca di progetti ed esibizioni. Un percorso, il suo, costruttivo e degno di plauso, basato su una formazione prevalentemente autodidatta e iniziato dapprima con un appassionato ascolto rock, poi, dall’età di 20 anni, con lo studio della tromba. “Il mio strumento è molto versatile,” ci spiega il musicista, “è sopravvissuto a qualsiasi mutamento, dalla classica al jazz, dal rock alla leggera fino all’elettronica e alla musica d’avanguardia del terzo millennio e il suo suono può essere processato ottenendo colori moderni ed emulando suoni di chitarra o di basso”. La passione per il jazz arriva successivamente, dapprima con l’interesse verso la musica di Gillespie e Davis poi con una vera e propria folgorazione per colui che Luca Aquino definisce “l’essere più jazz che finora abbia calpestato la terra”: Chet Baker. “Le sue note coincidevano sempre con i suoi momenti, lasciavano gli esercizi a casa, soffiavano la sua anima e le sue pause vivevano l’attimo per poi dimenticarlo. Chet è stato all’istante e per sempre presente nei miei ascolti insieme a tanti altri bopper, limitando però per anni il mio approccio alle sonorità moderne che invece, negli ultimi anni, seguendo i norvegesi, mi hanno conquistato, aprendomi un mondo elettrico che in realtà era già in me.” Una carriera già brillantemente avviata, quella del trombettista beneventano, con una grande varietà di esperienze artistiche, “tutte diverse e colme di magia”. Quella più formativa? “L’Europa dell’est mi regala sempre tanto e nonostante le rintanate problematiche sociali, lì c’è tanto fermento artistico e tanta curiosità che in Italia manca”. E così Luca Aquino ci racconta che in Macedonia è stato appena pubblicato un album, registrato mesi fa a Skopje, che utilizza i riverberi naturali di una moschea ripresi con un paio di microfoni panoramici, un progetto che lo ha colpito particolarmente. “Sono giunto alla conclusione che nessuna sala d’incisione e nessuna tecnologia sonora attuale è ancora in grado di celebrare le melodie di uno strumento quanto una chiesa, una grotta, un porticato, una stazione o qualsiasi luogo dotato di riverberi naturali. In Italia, con tutte le moderne sale d’incisione, è impensabile progettare una registrazione del genere, così minimale, con due microfoni in una chiesa. Lì, invece, sono obbligati ad ingegnarsi.”
Fra le soddisfazioni più grandi si colloca senza dubbio la vittoria al Top jazz 2008. “Leggere il mio nome nella classifica italiana del top jazz” ci racconta il musicista, “è stata per me un’emozione indescrivibile. Votare l’arte è una vanità, ma aver ricevuto l’apprezzamento da tanti critici musicali è stata una gran bella soddisfazione! Non pensavo minimamente che la mia musica e il mio suono potessero piacere così tanto.” Eppure i consensi non erano che all’inizio. Dopo questo importante risultato, Luca Aquino pubblica il suo primo album da solista “Sopra le Nuvole” per l'Emarcy/Universal, riscuotendo ampi consensi in Italia e all'estero. “Decisi di incidere il primo album a mio nome dopo un bel po’ di gavetta e partecipazioni in dischi e progetti altrui” ci spiega. “Molti musicisti oggi registrano immediatamente dopo gli studi rischiando, a mio avviso, di creare opere immature e prive di significato”, cosa che sicuramente non è capitata al trombettista con il suo primo album, a cui è approdato dopo tredici anni di musica e jam session. “E’ un album che amo ancora, è la mia prima opera ma oggi, riascoltandolo,” confessa, “non mi rappresenta più: troppi arrangiamenti e poca follia.” Più completo, complesso e raffinato è sicuramente il secondo album di Luca Aquino, “Lunaria”, un mix tra melodie rock, azzardi del jazz e insegnamenti della musica elettronica, contenente tredici brani originali e quattro cover di De Andrè, Mina, Miles e Radio Head, eseguiti dal musicista e dal suo quartetto, formato, oltre a lui, dal batterista Gianluca Brugnano, Marco Bardoscia e Giovanni Francesca, che lo hanno sostenuto e hanno lavorato tanto al disco. A loro si aggiungono altri ospiti d’eccezione, come la star americana Roy Hargrove, la camaleontica Maria Pia De Vito, i Casarano e l’amico Gianluca Grasso. Un importante traguardo nella carriera del trombettista beneventano, che, tuttavia, non vede l’ora di superarsi. “Lunaria ha tanta grinta, piace tanto a critici ed amici e sta andando benissimo, ma il prossimo album a mio nome, che molto probabilmente sarà pubblicato entro la fine dell’anno, sarà completamente diverso. Ora cerco suoni più eterei e rivolti ad una nicchia ancora più ristretta: così mi dice il cuore”, e uno dei principali imperativi, soprattutto nell’arte, non può essere che seguirlo. Progetti futuri? “In merito ai live, parteciperò a vari festival in Brasile, Belgio, Olanda, Inghilterra e Italia per poi, a metà settembre, rinchiudermi nel mio covo a Ceppaloni, fermare l’orologio alle dieci e un quarto e comporre musica per tre mie nuove formazioni in cantiere.” Ma c’è anche un sogno. “Partendo dall’insegnamento macedone e puntando ai riverberi naturali, sto progettando, per il 2010, un festival di musica d’avanguardia incentrato sui suoni dell'ambiente di particolarissime location accuratamente selezionate in base alle loro peculiarità sonore. Ci sto lavorando da non poco, sono testardo e ci riuscirò.” Potremmo mai avere dubbi a riguardo?
Fonte: Il Quaderno