Fiera della Porziuncola

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sagra.jpg Nel periodo Aragonese tutte le fiere si svolgevano in una zona determinata,situata all’interno o all’esterno delle mura cittadine. Le fiere più importanti, generalmente, erano dislocate al di fuori delle mura cittadine sia per motivi di spazio, che per meglio assicurarsi l’ordine pubblico Scegliere una località, dentro o fuori della città, ove tenere la fiera, implicava anche il sorgere di rapporti contrattuali inerenti alla sosta di merci e mercanti in detta zona. Infatti, negli atti relativi alle fiere di Lanciano, dell’Aquila, di Trani, di Barletta, di Bitonto, di Bari, di Salerno, troviamo menzione di Questi fitti però, non erano le sole entrate finanziarie che le città ricavavano dalle fiere; in alcune località, ad esempio, si predisponeva una serie di pesi e misure il cui uso veniva poi concesso ai mercanti, dietro versamento d’una data somma. Inoltre, poiché nella maggior parte delle fiere v’era un notevole afflusso di bestiame, nasceva il problema del mantenimento dei capi durante il periodo della fiera. In questi casi venivano stipulati appositi accordi economici circa i pascoli, con il conseguente ulteriore incremento delle economie locali

Gli elementi caratterizzanti una fiera erano i seguenti: a) la pace di fiera, b) la franchigia; c) l’organizzazione interna dei gruppi di mercanti; d) l’organizzazione del credito; La pace di Fiera implicava , in senso generico, che, durante tutto il tempo del raduno, si provvedesse ad assicurare la tranquillità pubblica, non solo nel luogo specifico della fiera, ma anche lungo gli itinerari da e per la fiera stessa, e ciò, sia per mezzo d’appositi salvacondotti, sia facendo sorvegliare da apposite milizie le strade, i porti, i passi, sia proibendo le rappresaglie. Importante figura era quella dei mastri di fiera che erano chiamati ad amministrare la giustizia. I cittadini, che durante la fiera avessero alloggiato, con o senza compenso, dei forestieri nelle loro case, dovevano inviarne i nominativi al mastro di fiera, specificando anche la provenienza dell’ospitato. Ciò doveva servire sia ai fini di polizia che per poter più facilmente reperire i vari mercanti accorsi per la fiera. La franchigia consisteva in deroghe al diritto comune della città o del territorio ove si teneva la fiera e dove quindi si recavano i mercanti. Oltre l’esenzione dai vari diritti fiscali, comportava, generalmente, la soppressione, a favore dei mercanti forestieri, di certi diritti come quello di rappresaglia e l’arresto per debiti. L’organizzazione interna dei gruppi dei mercanti, nelle fiere meridionali si articolava in duplice modo. Nelle fiere più importanti i mercanti appartenenti ad una stessa nazione erano sistemati, durante la fiera, nello stesso alloggiamento e vendevano in uno stesso settore della fiera. In tal modo venivano crearsi alcuni gruppi di mercanti, con un’organizzazione e assemblea proprie, ai quali si applicava la giurisdizione delle città d’origine. In altre fiere, particolarmente quelle minori, i mercanti erano raggruppati in base all’oggetto della loro attività. Per quanto concerne l’organizzazione del credito, bisogna dire che in fiera le vendite venivano effettuate soprattutto in contanti, ma che, purtuttavia, esse contribuirono notevolmente allo sviluppo della vendita a credito, in quanto, spesso,il pagamento era dilazionato ad una successiva fiera. In questo contesto di fiere aragonesi s’inquadra anche la Fiera della “Porziuncola” di Ceppaloni , che affonda nei secoli le sue origini. Di essa troviamo tracce già nel 1437, quando il re Alfonso d’Aragona accordò ai coniugi Ilaria Scillato e Francesco Orsino, feudatari di Ceppaloni, di tenere nel Feudo di Ceppaloni un mercato una volta l’anno, di domenica, invece che di martedì, come prescritto fino ad allora da una concessione precedentemente accordata dalla Regina Giovanna II. Di questo privilegio accordato da Alfonso d’Aragona , riportato nel Vol. 421 degli antichi processi della Regia Camera della Sommaria, abbiamo fatto un’ampia ricerca tramite Alberto Verrusio che , purtroppo , ha dovuto constatare che detto volume è andato distrutto durante la II guerra mondiale. Nell’occasione ringraziamo pubblicamente Alberto Verrusio per la gentile collaborazione. Questa fiera successivamente prese il nome di “Porziuncola” perché collegata con l’indulgenza tradizionalmente concessa a tutti coloro che visitavano una chiesa francescana dai vespri del 1° agosto fino ai vespri del giorno successivo. A ricordo di questa indulgenza esiste una tela posta nel presbiterio all’interno della Chiesa della S.S. Annunziata. Il soggetto della tela, ad olio, è il “Perdono di Assisi”, la solenne indulgenza plenaria concessa il 2 agosto 1216 dalla Vergine a S. Francesco per tutti coloro che si fossero recati alla Porziuncola di Assisi. Nel 1808 Gioacchino Napoleone, re delle Due Sicilie, con apposito decreto, autorizzò il Comune di Ceppaloni ad avere una fiera dall’ultimo giorno di luglio al 3 agosto d’ogni anno, come riportato nel Bollettino delle Leggi del Regno di Napoli dell’anno 1808. Fu in quest’ultimo periodo che la “Porziuncola” raggiunse il suo massimo splendore. Dalle ricerche da noi effettuate è risultato che la fiera era organizzata nel modo seguente: Gli espositori provenienti da vari paesi ,come Montesarchio, Santa Paolina e Atripalda, arrivavano a Ceppaloni il giorno prima per sistemare la merce da vandere e venivano ospitati durante la notte presso il Convento annesso alla Chiesa della SS. Annunziata. Nella fiera i commercianti vendevano prevalentemente animali, scale, tini, secchi e altri attrezzi per la campagna, oltre alla frutta di stagione. Il grande giorno iniziava con la gara dell’animale cosiddetto “meglio preparato”, alla quale poteva partecipare chiunque e con qualsiasi animale, poiché veniva premiato l’animale più bello per ogni specie. Per partecipare alla gara le pecore e gli agnelli ,oltre ad essere tosati e lavati, venivano addobbati con fiocchi vari. L’esposizione che si estendeva lungo le strade principali del paese terminava alle due del pomeriggio, ma la festa non finiva lì perché la sera si festeggiava mangiando fusilli, pecorino, capicollo e salsicce. Nel 1977 la Pro Loco associò alla fiera la sagra dei Fusilli e del Formaggio pecorino, con una caratteristica gara tra i produttori di formaggio. Un’apposita commissione giudicava le caciotte in gara e la vincitrice veniva venduta all’asta dal palco, la sera della sagra. A tutt’oggi sfidando le leggi del tempo, la “Porziuncola” continua a svolgersi, con regolarità, il 31 luglio d’ogni anno a Ceppaloni capoluogo, anche se , a causa delle mutate condizioni sociali ed economiche e conseguente abbandono del lavoro nei campi , ha assunto più l’aspetto di un mercato che non quello di fiera agricola.
Ricerca a cura dell'Ing. Giuseppe Di Donato

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