Le fiere

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Scegliere una località, dentro o fuori dellacittà, ove tenere la fiera, implicava il sorgere di rapporti contrattuali inerenti alla sosta di merci e mercanti in detta zona. Infatti, negli atti relativi alle fiere di Lanciano, dell’Aquila, di Trani, di Barletta, di Bitonto, di Bari, di Salerno, troviamo menzione di < Queste però, non erano le sole entrate finanziarie che le città ricavavano dalle fiere…L’Università di Lanciano predisponeva una serie di pesi e misure il cui uso veniva poi concesso ai mercanti, dietro versamento d’una data somma. Inoltre, poiché nella maggior parte delle fiere v’era un notevole afflusso, nasceva il problema del mantenimento dei capi durante il periodo della fiera. Importante era “la pace di Fiera”, essa implicava in senso generico, che, durante tutto il tempo del raduno, si provvedesse ad assicurare la tranquillità pubblica, non solo nel luogo specifico della fiera, ma anche lungo gli itinerari da e per la fiera stessa, e ciò, sia per mezzo d’appositi salvacondotti, sia facendo sorvegliare da apposite milizie le strade, i porti, i passi, sia proibendo le rappresaglie. Importante figura era quella dei mastri di fiera che erano chiamati ad amministrare la giustizia. In tutte le fiere del Regno era presente tale figura.

A Lanciano il loro insediamento avveniva l’ultimo giovedì di maggio e d’agosto, con una fastosa cerimonia, alla quale dovevano partecipare <> tutte le Università soggette a Lanciano. La cerimonia terminava con la presa del possesso, da parte dei mastri di fiera, del tribunale di giustizia; da tale momento la fiera era ufficialmente aperta. I cittadini di Lanciano, che durante la fiera avessero alloggiato, con o senza compenso, dei forestieri nelle loro case, dovevano inviarne i nominativi al mastro di fiera, specificando anche la provenienza dell’ospitato. Ciò doveva servire sia ai fini di polizia che per poter più facilmente reperire i vari mercanti accorsi a Lanciano per le fiere. Tali norme non erano peculiari delle fiere di Lanciano. Ad esempio anche nell’Aquila, allo stesso scopo, venivano eletti due mastri di fiera, un notaio ed otto mazerij (mazzieri). Per quel che concerne le principali fiere pugliesi, come Trani, Barletta, Bitonto e Bari, e per le fiere di Salerno è da sottolineare che, nella maggioranza dei casi, i mastri di fiera risultassero essere designati dall’arcivescovo, dal Capitolo della Cattedrale o dal re. Particolarità delle fiere era anche la “franchigia ”. Questa consisteva in deroghe al diritto comune della città o del territorio ove si teneva la fiera e dove quindi si recavano i mercanti. Oltre l’esenzione dai vari diritti fiscali, comportava, generalmente, la soppressione, a favore dei mercanti forestieri, di certi diritti come quello di rappresaglia e l’arresto per debiti. Per quanto riguarda l’organizzazione interna dei gruppi dei mercanti, nelle fiere meridionali può parlarsi di duplice organizzazione. In concreto i mercanti appartenenti ad una stessa nazione erano sistemati, durante la fiera, nello stesso alloggiamento e vendevano in uno stesso settore della fiera. In tal modo venivano crearsi alcuni gruppi di mercanti, con un’organizzazione e assemblea proprie, ai quali si applicava la giurisdizione delle città d’origine. In altre fiere, particolarmente quelle minori, i mercanti erano raggruppati in base all’oggetto della loro attività. Ciò per permettere agli acquirenti di reperire con maggior facilità la merce desiderata e per far si che i mercanti si trovassero ad operare in un regime concorrenziale e, quindi, non potessero elevare troppo i prezzi.La Fiera della Porziuncola In questo contesto di fiere si incardina anche la Fiera della “Porziuncola” di Ceppaloni , che affonda nei secoli le sue origini. Di essa troviamo tracce già nel 1437, quando il re Alfonso d’Aragona accordò ad Ilaria Scillato e Francesco Orsino, feudatari di Ceppaloni, di tenere nel Feudo di Ceppaloni un mercato una volta l’anno, di domenica, invece che di martedì come prescritto fino ad allora da una concessione precedentemente accordata dalla Regina Giovanna II. Di questo privilegio accordato da Alfonso d’ Aragona riportato nel Volume della Regia Camera della Sommaria, abbiamo fatto un’ampia ricerca tramite Alberto Verrusio che , purtroppo , ha dovuto constatare che detto volume è andato distrutto durante la II guerra mondiale. Questa fiera successivamente prese il nome di “Porziuncola” perché collegata con l’indulgenza tradizionalmente concessa a tutti coloro che visitavano una chiesa francescana dai vespri del 1° agosto fino ai vespri del giorno successivo. A testimonianza di questa indulgenza esiste una tela… Il Soggetto della tela, ad olio, è il “Perdono di Assisi”, la solenne indulgenza plenaria concessa il 2 agosto 1216 dalla Vergine a S. Francesco per tutti coloro che si fossero recati alla Porziuncola. Oggi tale dipinto, in origine raffigurante la Vergine e i Santi, è posto oggi nel presbiterio sulla parete sinistra all’interno della SS. Chiesa dell’Annunziata. Nel 1808 Gioacchino Napoleone, re delle Due Sicilie, con apposito decreto, autorizzò il Comune di Ceppaloni ad avere una fiera dall’ultimo giorno di luglio al 3 agosto d’ogni anno. Fu in quest’ultimo periodo che la “Porziuncola” raggiunse il suo massimo splendore. A tutt’oggi sfidando le leggi del tempo, la “Porziuncola” continua a svolgersi, con regolarità, il 31 luglio d’ogni anno a Ceppaloni Capoluogo. Si dice che anche in passato la Porziuncola durasse solo un giorno: il 31 luglio. Gli espositori spesso di paesi quali Montesarchio, Santa Paolina e Atripalda si recavano nel nostro paese il giorno prima per sistemare l’esposizione e venivano ospitati durante la notte presso il Convento annesso alla Chiesa della SS. Annunziata. Nella fiera i commercianti vendevano prevalentemente animali, secchi, attrezzi per la vendemmia e la frutta di stagione. Il grande giorno iniziava con la gara dell’animale cosiddetto “meglio preparato” ove poteva partecipare chiunque e con qualsiasi animale poiché veniva premiato l’animale più bello per ogni specie. Durante la preparazione le pecore e gli agnelli oltre ad essere pettinati e lavati venivano addobbati con fiocchi vari. Ma durante la fiera non vi era solo questa gara: tutte le donne che volevano potevano recarsi in piazza e partecipare alla gara del formaggio pecorino; veniva scelta una giuria chiamata a giudicare il formaggio più buono. L’esposizione che si estendeva lungo le strade principali del paese terminava alle due del pomeriggio ma la festa non finiva li perché la sera si festeggiava mangiando fusilli, pecorino, capicollo e salsicce.
Ricerca a cura dell'Ing. Giuseppe Di Donato

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