Al mio Prof. appassionatamente

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ProfessoreEra la mattina di un giorno di primavera  piena di fiori, accompagnata dal canto degli uccelli, la temperatura mite e i ciliegi in fiore quella mattina che entrai in una delle tante  5^ del vecchio e glorioso Istituto dove insegnavo materie giuridiche ed economiche. Al mio saluto pochi alunni si alzarono in piedi, gli altri erano accucciati con la testa tra le braccia appoggiata sul banco.

 

 

 

Proprio come quando all’asilo dopo pranzo, messe le posate nel panierino, i bambini si concedono la  penichella. Feci finta di niente. Cominciai l’appello: De Filippo. “Presente! Ho dimenticato la giustifica dell’assenza di ieri.” Scrivo che giustificherai domani”. Esposito, Esposito!! Dov’e’ Esposito? “Professore mi scusi,” intervenne “culetto d’oro” (al secolo Antonelli Diana). “Ieri era la mia festa e sono venuti tutti a casa. Cavallo pazzo (Esposito n.d.r.) prima si è arrampicato su un pino del giardino. Sapeste per farlo scendere che cosa c’e’ voluto! Professore, se però mi seccano le 

piante in vaso, io a quello lì lo ammazzo.”  “Non capisco” dico io . E Antonelli : “abito in una villetta a schiera, vi sono ben quattro bagni e Cavallo Pazzo, dopo aver bevuto coca cola e bevande varie, dove è andato a far la  pipì, indovinate Voi? “Va bene, VA BENE  stamattina non si interroga, ma si spiega.”

Avevo da poco cominciato a spiegare che cosa è il bilancio dello Stato e la sua natura giuridica, quando  venni disturbato da una specie di ronzio proveniente da chi sa dove. Mi interruppi di colpo e captai: “Anto’ maronna e quanto è bona a mamma e…..” “Veramente e addò l’é vista?” “Ragazzi sto spiegando!

Riprendo la lezione, e abbassando gli occhi, vedo che i discenti (detto in pulito) mi avevano lasciato dei bigliettini anonimi sulla cattedra. Lo facevano quando avevano qualcosa da dirmi a cuore aperto. Io li leggevo rapidamente  alla classe e poi davo brevi risposte. Me lo potevo permettere avendo io sempre due ore d’insegnamento in quella classe e spesso tre. Dunque, primo bigliettino: “Caro Prof: la prossima volta che venite incazzato ascuola e ve la prendete con me, vi mando a quel paese, ossia Ceppaloni, capito? “Ti ringrazio,ma io lì ci abito, non c’è bisogno di mandarmici” replicaiE passai al secondo: Caro Prof, ho un grandissimo problema e penso che solo con voi posso parlarne. Ho un ritardo di sedici giorni e penso di essere incinta. Vorrei avere un consiglio da voi come dirlo ai miei genitori, al padre del bambino e soprattutto se tenere o perdere il bambino. Sto attraversando un periodo difficilissimo e moralmente 

mi sento a pezzi. La mia paura è fondata perché l’abbiamo fatto senza prendere precauzioni. Ho deciso di scrivere a voi perché siete l’unica persona più matura a cui posso chiedere un consiglio senza farvi sapere chi sono. Ho bisogno di una parola detta da una persona adulta  e ho pensato  a voi perché  ho molta fiducia, perché anche l’anno scorso avete saputo ascoltarci e ci avete aiutati a risolvere i nostri problemiTranquillizzai in vario modo la mia anonima interlocutrice e leraccomandai di non mettere il carro davanti ai buoi. In ogni caso si rivolgesse al medico di famiglia.

Non è infrequente, anzi capita quasi ogni anno che ragazze delle superiori rimangano incinte. Fortunatamente col supporto delle famiglie portano avanti la gravidanza.

Veniamo alla terza missiva: Oddìo, ho paura di essere bocciata,parlateci voi con quella stronza di Francese che mi ha presa in punto agli occhi. Ho problemi di salute che non  riesco a superare. Insomma  ho la testa altrove, arrivederci e grazie. Ah dimenticavo:il mio ragazzo vuol fare l’amore senza preservativo. Vuole un figlio. A-ri-rivederci.”

Quarta missiva: “I problemi che mi appartengono attengono alla salute di mio padre. Sette anni fa mio padre è stato ricoverato a Roma e operato di stomaco per un cancro. Poi ha avuto un infarto ed è mancato poco che morisse. Per aiutare a casa devo studiare nel bar. E’ per questo che il mio profitto a scuola non è alto”.

Altro messaggio: “Caro Professore, se non ci fossero le donne,come faremmo noi ragazzi? A chi dedicare le nostre poesie? A chi cantare nei momenti di tristezza e di bisogno, se non a quelle figure angeliche che sono le donne? Se non ci fossero le donne saremmo tutti finocchietti, compreso me e lei. O magnifica mia guida nel mondo dell’etero. Ai frocetti domanderei come fanno a vivere senza donne, come fanno a trascorrere la vita senza una compagna alla quale dedicarsi di giorno e soprattutto la notte? O Eccelso, non la vorrei annoiare ma penso che sia un insieme di fattori a rendere la donna piacevole da corteggiare come l’intelligenza e la simpatia. La saluto, ma non finisce qua.

Un altro romantico scrisse: Mi hanno detto…. Mi hanno detto che da una pianta secca può nascere un frutto: ed io ci credo/ Mi hanno detto che da una stanza buia senza finestre può penetrare un raggio di sole, e io ci credo/ Mi hanno detto che da una terra arida può nascere un fiore, ed io ci credo/ Mi hanno detto che il mondo sta morendo per mancanza d’amore, ed io ASSOLUTAMENTE NON CI CREDO.

Vivere la propria vita lavorando con i giovani è una magnifica, entusiasmante , travolgente avventura. Pensavo non dovesse mai finire ed invece sono in pensione.

I miei ragazzi li incontro per strada spesso con moglie e figli e ricevo quella che io ritengo la vera ricompensa del Professore: la gratitudine. Naturalmente non sempre è così. Ma non siamo tutti uguali.

 

Domenico Rossi 

 

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