Parente Saveria mamma di sette figli

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…………….. Compare in giudizio Parente Saveria di Antonio, nata il 3 luglio 1814 da Antonio e Rosa Mernone e domiciliata in S. Giovanni di Ceppaloni (Benevento), di anni 52 e mamma di sette figli. Il 6 ottobre 1863 aveva bussato alla porta di casa, un frate incappucciato. Era Carmine Porcaro suo compaesano, notoriamente appartenente alla banda Caruso; sotto questo travestimento cercava di sottrarsi all'inseguimento delle Guardie Nazionali. - In nome del buon vicinato, c'è mia madre lì nella casa attaccata alla tua in pena per me, non mi mandare via. Parente Saveria non lo manda via. Il giorno dopo gran perquisizione e sistematica in tutte le case, quella della Parente è circondata; trovano nella stalla una sella e una giumenta. Non le appartengono; Porcaro Carmine dov'è? - Sotto la minaccia della fucilazione - è al piano di sopra -.

La Taverna di Rotola

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La citata “via antiqua maiore” doveva indubbiamente passare di qua del Sabato. Dovrebbe coincidere, grosso modo, con la ultimata Benevento-Stretto di Barba. La Taverna di Rotola, pregevole costruzione le cui prime notizie risalgono al 1600, era un posto di ristoro ci notevoli proporzioni lungo questa strada: la sua possanza mal si attaglierebbe alla mulattiera che gli ultimi tempi ci hanno fatto conoscere. Le corpose attenzioni che i Signori di Ceppaloni hanno sempre riservato alla zona della Taverna testimoniano ampiamente di un’importanza architettonica e strategica certamente legata ad una via di transito da ritenere fondamentale per l’ accesso nella Valle del Sabato ed a Benevento.La denominazione di < Rotole> alla zona più bassa del fianco della collina su cui sorsero i casali dell’attuale Beltiglio sta a ricordare l’ attività offensiva e difensiva di chi, dall’alto, rispetto a chi agiva nella valle, lanciava sassi a mezzo di catapulte e di frombole.
Ricerca a cura dell'Ing. Giuseppe Di Donato

Cenni storici su Ceppaloni

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L’abitato di Ceppaloni è situato su una collina a sinistra della valle del Sabato. Dista dal capoluogo di provincia (Benevento) 12 Km circa ed è situato su di una collina a mt. 321 sul livello del mare. Dal suo castello si domina tutta la valle del fiume Sabato, che nel passato fu teatro di grandi e violenti avvenimenti storici. La zona era abitata in tempi remoti come ci confermano gli scavi archeologici che hanno portato alla luce reperti di epoca sannitico-romana. Sembra, infatti, che nella località Barba esistesse una potente roccaforte sannita, tenuta dagli Irpini, in opposizione al “castrum”(campo militare fortificato) di Chianche eretto dai Romani che avevano occupate le terre sannite del Beneventano, ma non quelle dell’Irpinia Sull’origine del toponimo non vi è nulla di certo e dovendo scartare a priori l’ipotesi formulata da fra’ Arcangelo da Montesarchio che Ceppaloni fosse un’ara sacra a Cibele, restano le infinite varianti di Cippaluno, Cepalone, Ceppaludi, Ceppalonga, derivanti , forse , dalla presenza sul luogo di grosse ceppaie di castagno.

La carestia del 1764

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Tratto dal libro "La carestia del 1764 e il colera del 1837" di CARMINE PORCARO
Lo scarsissimo raccolto dell'annata 1763 portò nel Regno di Napoli stenti e privazioni difficili da descrivere, di più da immaginare al giorno d'oggi. Moltissimi, tanti non riuscirono, infatti, a sopportarli e ne morirono. La stessa Benevento che, assieme ai suoi casali di San Leucio e Sant'Angelo a Cupolo, faceva parte dello Stato Pontifìcio, ebbe i suoi rilevantissimi problemi, i suoi morti d'inedia, le furberie degli sciacalli di turno, le sacrosante punizioni. Molto diligente, al riguardo, il lavoro del parroco di San Nazzaro, il Vicario Curato Perpetuo Giuseppe Riola il quale, diversamente da quanto fecero i suoi colleghi degli altri Paesi qui esaminati, annotò i morti per fame. Questa precisione non la troviamo da nessun'altra parte, per cui non è possibile separare i morti per fame dagli altri. Ma è ragionevole supporre che i più siano morti per mancanza di cibo e, d'altra parte, lo studio delle costanti demografiche non lascia, a proposito, alcun margine al dubbio.

Chiesa della SS. ma

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Chiesa S.S. Assunta Ai margini del borgo, inserita in un paesaggio naturale di gran suggestione e bellezza quasi selvaggia, sorge la Chiesa della Santissima Annunziata di Ceppaloni. Secondo Pietro Rossi la Chiesa “fu edificata dal Comune (cioè dal Popolo) nel 1567”, e la stessa data è indicata da Cherubino Martini. Occorre tuttavia rilevare che gli inventari orsiniani assegnano la fondazione al 1507, mentre un documento nel regesto delle pergamene dell’abbazia di Montevergine riporta la SS. ma Annunziata il 9 gennaio del 1453. Si può allora ipotizzare la presenza, probabilmente nello stesso sito, di una costruzione più antica, che è stata successivamente riedificata o ristrutturata. I primi religiosi insediati nell’annesso convento sono i padri osservanti, sorti in seno all’ordine francescano nel XV secolo, per riproporre la fedeltà assoluta alla regola del Santo fondatore.

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