Storie di donne

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asuntaponsillo2 UNA STORIA VERA DI SACRIFICIO E DI CORAGGIO

Un caldo pomeriggio di marzo: la signora Assunta Ponsillo ha accettato di raccontarci la sua storia, una storia in cui gli eventi personali si intrecciano con episodi di guerra con il dolore e il sacrificio di tutto un popolo. La troviamo ad attenderci nel soggiorno della sua bella casa. Nonostante gli ottantuno anni, si presenta ancora bella nell'aspetto, fiera nel portamento, le labbra ben truccate schiuse al sorriso in un volto che comunica forza e cordialità. Ci Invita a sederci è contenta di poter raccontare a qualcuno che non siano i soliti familiari quel pezzo di vita di cui ricorda ogni particolare Appare visibilmente emozionata ma comincia subito. La mia storia si può dire iniziata il 26 Febbraio 1939, giorno in cui mi sono sposata. Fino ad allora nella mia vita di ragazza di campagna, non ci sono stati momenti di rilievo. Ultima di undici figli, non ero certo circondata dagli agi e dalle attenzioni in cui vivono i ragazzi di oggi. I nostri genitori dovevano fare ì salti mortali per tirarci su, ognuno di noi appena grandicello, doveva dare il proprio contributo di lavoro in casa, eravamo però molto uniti.

La Taverna di Rotola

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La citata “via antiqua maiore” doveva indubbiamente passare di qua del Sabato. Dovrebbe coincidere, grosso modo, con la ultimata Benevento-Stretto di Barba. La Taverna di Rotola, pregevole costruzione le cui prime notizie risalgono al 1600, era un posto di ristoro ci notevoli proporzioni lungo questa strada: la sua possanza mal si attaglierebbe alla mulattiera che gli ultimi tempi ci hanno fatto conoscere. Le corpose attenzioni che i Signori di Ceppaloni hanno sempre riservato alla zona della Taverna testimoniano ampiamente di un’importanza architettonica e strategica certamente legata ad una via di transito da ritenere fondamentale per l’ accesso nella Valle del Sabato ed a Benevento.La denominazione di < Rotole> alla zona più bassa del fianco della collina su cui sorsero i casali dell’attuale Beltiglio sta a ricordare l’ attività offensiva e difensiva di chi, dall’alto, rispetto a chi agiva nella valle, lanciava sassi a mezzo di catapulte e di frombole.
Ricerca a cura dell'Ing. Giuseppe Di Donato

Cenni storici su Ceppaloni

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L’abitato di Ceppaloni è situato su una collina a sinistra della valle del Sabato. Dista dal capoluogo di provincia (Benevento) 12 Km circa ed è situato su di una collina a mt. 321 sul livello del mare. Dal suo castello si domina tutta la valle del fiume Sabato, che nel passato fu teatro di grandi e violenti avvenimenti storici. La zona era abitata in tempi remoti come ci confermano gli scavi archeologici che hanno portato alla luce reperti di epoca sannitico-romana. Sembra, infatti, che nella località Barba esistesse una potente roccaforte sannita, tenuta dagli Irpini, in opposizione al “castrum”(campo militare fortificato) di Chianche eretto dai Romani che avevano occupate le terre sannite del Beneventano, ma non quelle dell’Irpinia Sull’origine del toponimo non vi è nulla di certo e dovendo scartare a priori l’ipotesi formulata da fra’ Arcangelo da Montesarchio che Ceppaloni fosse un’ara sacra a Cibele, restano le infinite varianti di Cippaluno, Cepalone, Ceppaludi, Ceppalonga, derivanti , forse , dalla presenza sul luogo di grosse ceppaie di castagno.

La carestia del 1764

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Tratto dal libro "La carestia del 1764 e il colera del 1837" di CARMINE PORCARO
Lo scarsissimo raccolto dell'annata 1763 portò nel Regno di Napoli stenti e privazioni difficili da descrivere, di più da immaginare al giorno d'oggi. Moltissimi, tanti non riuscirono, infatti, a sopportarli e ne morirono. La stessa Benevento che, assieme ai suoi casali di San Leucio e Sant'Angelo a Cupolo, faceva parte dello Stato Pontifìcio, ebbe i suoi rilevantissimi problemi, i suoi morti d'inedia, le furberie degli sciacalli di turno, le sacrosante punizioni. Molto diligente, al riguardo, il lavoro del parroco di San Nazzaro, il Vicario Curato Perpetuo Giuseppe Riola il quale, diversamente da quanto fecero i suoi colleghi degli altri Paesi qui esaminati, annotò i morti per fame. Questa precisione non la troviamo da nessun'altra parte, per cui non è possibile separare i morti per fame dagli altri. Ma è ragionevole supporre che i più siano morti per mancanza di cibo e, d'altra parte, lo studio delle costanti demografiche non lascia, a proposito, alcun margine al dubbio.

Ruggiero Scillato

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Ruggero Scillato (il cognome forse deriva da una versione dialettale di “stellato”, probabilmente riferito allo stemma) (+ post 1258), Cavaliere, Signore di Sicignano, apparteneva ad una casata normanna di Salerno. A1. Giovanni, Signore di Sicignano, Stratega di Salerno nel 1270, nel 1284 era uno dei cavalieri incaricati di reperire i fondi per il riscatto del Duca di Calabria. B1. Maria, divenne Signora di Petina e Romagnano alla morte precoce del figlio Ughetto. = Jacopo di Francesco Signore di Petina e Romagnano (+ 1283). A2. Matteo, Medico di Carlo I Re di Napoli. A3. Guglielmo, Signore di Vasto, Cavaliere nel 1273. B1. Guglielmo (* postumo …. + post 1324), Signore di Vasto, Ciambellano del Duca di Calabria nel 1322, Vicerè della Capitanata dal 1323/1324. A4. Berardo, Consigliere Regio nel 1283 e Familiare del Re Carlo I d’Angiò, ambasciatore napoletano presso il Papa nel 1283, Vicerè del Principato Ultra nel 1284, Signore di Atripalda dal 1291; il 5-12-1284 fu uno degli incaricati regi a reperire i fondi per la campagna militare in Sicilia.

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