L'Ottocento visto da Sud

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ceppaloniNel di­ziona­rio geo­grafico del Re­gno di Napoli pubbli­cato da Lorenzo Giu­stiniani nel 1797, a proposito di Ceppalo­ni si leggono note as­sai scarne: "Terra in Principato Ulterio­re, in diocesi di Benevento, distante da Montefuscolo miglia 6, abitata inoggi da circa 2500 individui, in tutti i suoi piccioli dieci casali appellati Avella, Ga­remelle, Guglieri, Chianche, Manni, Picciolilli, Pipicielli, Santacroce; Valva, San Giovanni. La tassa del 1532 fu di fuochi 205, del 1561 di 290, del 1595 di 509, del 1648 di 235, e del 1669 di 133".

 

 

Mancano, nel testo, quelle pur minime informazioni sull'economia, la storia e i monumenti, che di solito l'au¬≠tore ci offre per molti altri paesi. Per saperne qualcosa in pi√Ļ, si pu√≤ far ri¬≠corso ad un posteriore manoscritto "Cenno statistico, geologico, fitologico, zoologico e commerciale di Ceppaloni", inviato nel 1853 alla Reale Societ√† Eco¬≠nomica di Principato Ultra dal medico Onofrio Parenti, che divenne poi diret¬≠tore dell'Orto agrario provinciale di Avellino.

Notizie statistiche e curiose

Il documento abbonda di informazioni statistiche: sappiamo, così, che il pae­se dipendeva "dal circondario di Alta­villa pel Giudice Regio e di Avellino pei tribunali nel paese" (dopo il 1860 sarà invece incluso nella neoistituita pro­vincia di Benevento) e che l'ammini­strazione comunale era di seconda classe, con un conciliatore ed un "sup­plente giudiziario". Dettagliate note so­no dedicate alla "condizione zoologica popolare", cioè alla demografia. In quell'anno Ceppaloni contava circa 3400 abitanti, ulteriormente suddivisi per fasce d'età, sesso e stato civile.

La media dei matrimoni annui ascen­deva a trenta a fronte di trentadue morti ed ottanta nati. Curioso e co­munque interessante è anche l'analiti­co censimento della popolazione ani­male domestica, dai cavalli alle galline, con relative indicazioni sulla natalità e la mortalità (sappiamo, ad esempio, che in quell'anno erano morte 80 galli­ne e 10 galli d'india). Leggendo le informazioni sulla "condizione popola­re per stato economico", cioè sullo sta­to sociale e sui mestieri esercitati in paese, apprendiamo che la gran parte degli abitanti (1251) erano generica­mente indicati come possidenti (senza distinzioni di reddito, però).

l cittadini ufficialmente considerati "poveri" erano soltanto dieci (cinque maschi ed altrettante femmine) .Vi era­no poi 407 "contadini" e 50 "individui all'attuale servizio militare". Gli addet­ti alle "arti liberali" erano: tre medici, altrettanti "agrimensori" e quattro no­tai e legali. I cosiddetti "artisti" oggi diremmo artigiani) erano: otto murato­ri, dieci sarti, cinque "legnaioli", dieci calzolai, sei barbieri e salassatori, quindici tessitrici, due sensali, dodici commercianti. L'unica nota curiosa è data dai sei suonatori di tamburo. Completavano il quadro i dodici frati (sacerdoti e laici) del convento dei Riformati e gli undici sacerdoti secola­ri ("incluso il Parroco, che dirige la parrocchia, e dell'economi, uno addet­to alla cura della chiesa del villaggio Ci anche e l'altro a quella del villaggio S. Giovanni, fornite entrambe da Batti­stero"). Soffermandoci ancora sulla struttura ecclesiastica, apprendiamo che in paese vi erano un cimitero co­munale e due "campo santi principiati e non finiti". Un fugace appunto è de­dicato alle opere d'arte: " è notabile nella Chiesa Parrocchiale un quadro della Passione, che pretendesi essere opera delli Zingari; e nella chiesa de' Riformati è degna di menzione la sta­tua di San Francesco, di cui s'ignora l'autore. Vi è una cappella rurale poi della famiglia lannotti, dipendente dal Cappellano regio':

Uomini illustri e povera gente

Sfiorando il tema della "condizione onorifica" di Ceppaloni, l'autore della memoria ricorda che "merita onorevoli menzione il non guari trapassato, di cui compiangiamo per sempre la per¬≠dita, don Luigi Barone, giovane di bel¬≠la riuscita nella pittura, che fissatosi in Napoli fu pi√Ļ volte premiato nelle esposizioni solenni per invenzione e fi¬≠nezza de' suoi dipinti". Altri personaggi illustri erano monsi¬≠gnor De Blasio, vescovo di Castellane¬≠ta, nato nel secolo precedente, e "l'ar¬≠ciprete don Domenico lannotti, che di proprio corred√≤ di molti ornamenti la Chiesa parrocchiale". Infine, "per ope¬≠ra di beneficenza deve ricordarsi don Onofrio Parenti seniore, che nella care¬≠stia del 1764 somministr√≤ di pane l'intiero comune'.

Riguardo alla "condizione sanitaria" il quadro delineato √® a suo modo ottimi¬≠stico: " la pubblica salute non va com¬≠promessa per cause miasmatiche o co¬≠smotelluriche giacch√© l'aria √® salubre, le acque sono pure, perlocch√© non si hanno a deplorare malattie di periodo, o altre da simili cagioni dipendenti. Non ho curato ancora nello esercizio di mia professione alcuna tubercolosi, ed un medico che ha 35 anni di esercizio ne ha assistito un solo in sua vita. Le malattie contagiose poco si travagliano; i morbi acuti d'indole infiammatoria, son quelli che pi√Ļ vi dominano. Non vi √® condotta medica n√© cerusica, ma i medici e cerusici che vi sono si presta¬≠no per tutti, precise pei poveri gratuita¬≠mente.

La inoculazione vaccinica è in buono stato, ed annualmente s'inoculano non meno di 50 fanciulli. Gli animali d'in­dustria agricola andiedero soggetti nel­l'anno scorso alle afte contagiose, ma previo pochi preservativi non si ebbe a deplorare la morte di alcuno". Qualche nota critica la ritroviamo in­vece nel capitolo dedicato all'istruzio­ne: "si manca di maestro normale, ma parecchi fanciulli sono inviati nel leg­gere e scrivere ed altri rudimenti da' frati Rifrormati, ed altri sacerdoti seco­lari, ma col metodo barbaro individua­le; giunti a dieci o dodici anni si spedi­scono in Benevento dalle famiglie co­mode, ed i meno agiati si danno alla agricoltura. Si manca pure della mae­stra delle fanciulle, perciò poche sono quelle che si istruiscono delle arti don­nesche': Occupandosi delle istituzio­ni di beneficenza, Parenti lamentò che l'antica rendita annua di trecento du­cati, vincolata al "mantenimento di un Ospedale pe' poveri" era ora passata alle spese di culto: in poche parole, era 'il diventata appannaggio del clero, "con­tro la santa ispirazione de' fondatori'. Un'altra istituzione ritenuta partico­larmente utile per la popolazione contadina, ma purtroppo anch'essa scom­parsa da tempo, era il Monte frumen­tario: "Potrebbe il Municipio fondarlo facilmente cogli avanzi di cassa luoghi pii e comunali, nonché da significato­~d rie provenienti dall'una o l'altra gestione, come pure dalla liberalità de' privati, aprendo apposite soscrizioni".

Il commercio è frenato dalla rete viaria

Le maggiori produzioni locali (che √®ra¬≠no "il vino, il frutto ed il grano") veni¬≠vano acquistate dagli "incettatori na¬≠poletani e di Terra di Lavoro". Purtrop¬≠po, per√≤, la mancanza di strade ade¬≠guate rendeva difficoltosa la consegna della merce, con conseguenze negative sui prezzi: "in quanto al commercio sa¬≠rebbe alquanto attivo se avesse strade rotabili, poich√© il comune dista quattro miglia da Benevento, sei da Montesar¬≠chio e dieci da Avellino. E' in costruzione una traversa rotabile, che mener√† sulla strada Irpina Ferdi¬≠nandea, ma se ne rende trascurato il proseguimento non solo, ma ancora de¬≠perire il gi√† costruito, colpa di nostra oscitanza". Una soluzione poteva essere il pas¬≠saggio in zona della ferrovia, che a tor¬≠to si immaginava prossimo: "Ma non lungi sar√† il giorno della costruzione di una ferrovia, che unisca il Tirreno e l'Adriatico, e che il progresso europeo e la posizione naturale del nostro regno reclamano. Dessa per condizione topo¬≠grafica indispensabile deve accostarsi a Benevento, corre il Calore e menarsi nelle Puglie, per tale opera ne sentir√† tutto il regno l'utile e pi√Ļ questo co¬≠mune per esservi limitrofo': Le fiere an¬≠nuali erano due: " La prima al 1¬į 2¬į 3¬į 4¬į giorno di agosto (detta della Por¬≠ziuncola] ed √® molto accorsata, nego¬≠ziandovisi di assai bovini ed altri ani¬≠mali ancora; ed i calzolai di Montesar¬≠chio vi fanno molto commercio di scar¬≠pe. L'altra fiera √® detta dell'Addolora¬≠ta, si celebra a 15 e 16 settembre, ma √® poco accorsata per mancanza di zelo pubblico nelle Autorit√† Comunali': In¬≠fine, ricordando che in estate per Cep¬≠paloni passavano numerosi "abitanti di tutta la Valle Caudina, e molti paesi di Terra di Lavoro, per condursi alla Ma¬≠cina nei molini di Chianche e Chien¬≠chetella, messi all'est del nostro territo¬≠rion, Parenti osserv√≤ che, con strade migliori e pi√Ļ sicure, "farebbesi sta¬≠zione di deposito nell'abitato con gran¬≠de utile pubblico per i prodotti di ogni natura, che si consumerebbero".

Consigli per il vino

Il rapporto di Parenti √® ricco di osser¬≠vazioni sull'agricoltura e sul sistema vegetale del paese: tutte le piante esi¬≠stenti sul territorio sono minuziosa¬≠mente censite e catalogate. Non man¬≠cano poi le tabelle dedicate alla produ¬≠zione annua dei frutti. Particolare at¬≠tenzione √® rivolta all'uva e al sistema di vinificazione, con relativi consigli pratici: " Di viti se ne coltivano per frut¬≠to e per vino [. .. ] Non vi ha sito del ter¬≠ritorio comunale, che non sia coverto da vitigni, ed ogni possidente ne colti¬≠va per uso proprio e per vendeme; vi so¬≠na tal une contrade, che danno vino ge¬≠neroso, altre poderoso ed altre final¬≠mente leggiero. Potrebbesene migliora¬≠re la qualit√†, perfenzionandone la col¬≠tura nonch√© la manufatturazione e con¬≠servazione del vino; perlocch√© ho fatto costruire delle botti col metodo seguen¬≠te, cio√® la prima pi√Ļ piccola, e l'ultima pi√Ļ grande, onde servire gradatamente per la fermentazione e travasazione nella medesima cantina, senza deterio¬≠razione delle qualit√† [. .. r

Tra le altre piante pregiate e diffuse nell'agro di Ceppaloni vi erano le ci­liege e i fichi, "di squisito gusto e ri­cercati ne' mercati di Benevento, Mon­tesarchio ed Altavilla". Gli ulivi, inve­ce, "vegetano e fruttificano propizia­mente presso l'abitato, ma la coltura è ristretta". Si stava intanto diffonden­do l'uso della patata, che "coltivasi ne terreni sciolti, e vi produce bene pian­tandosi di marzo; si ha un solo tipo, mancando della gialla ed altre varietà ricercate". .

Non mancano, infine, le notizie sulla caccia e la pesca, che integravano l'e¬≠conomia ed il regime alimentare dei ceppalonesi: "Gli animali che ordina¬≠riamente di cacciano sono i quadrupe¬≠di ed i volatili suddetti, ed a chi am¬≠mazza una volpe, gli statuti municipa¬≠li accordano un premio di carlini dieci dal fondo delle multe, atteso il danno che arreca all'industria agricola un ta¬≠le animale. Di certe epoche, gli uccelli di transito sono eccellenti, come la bec¬≠caccia, tordo, lodola, beccafico. La pe¬≠sca pi√Ļ ordinaria si fa nel fiume Saba¬≠to di rane, gamberi, anguille, trote ecc, taluni proprietari ne hanno nelle vasche o peschiere; riprovo l'uso di materie ve¬≠nefiche che ne distruggono cento per avene uno".

di Fiorenzo Iannino

Fonte: Corriere dell’Irpinia

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