Cenni storici su Ceppaloni

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L’abitato di Ceppaloni è situato su una collina a sinistra della valle del Sabato. Dista dal capoluogo di provincia (Benevento) 12 Km circa ed è situato su di una collina a mt. 321 sul livello del mare. Dal suo castello si domina tutta la valle del fiume Sabato, che nel passato fu teatro di grandi e violenti avvenimenti storici. La zona era abitata in tempi remoti come ci confermano gli scavi archeologici che hanno portato alla luce reperti di epoca sannitico-romana. Sembra, infatti, che nella località Barba esistesse una potente roccaforte sannita, tenuta dagli Irpini, in opposizione al “castrum”(campo militare fortificato) di Chianche eretto dai Romani che avevano occupate le terre sannite del Beneventano, ma non quelle dell’Irpinia Sull’origine del toponimo non vi è nulla di certo e dovendo scartare a priori l’ipotesi formulata da fra’ Arcangelo da Montesarchio che Ceppaloni fosse un’ara sacra a Cibele, restano le infinite varianti di Cippaluno, Cepalone, Ceppaludi, Ceppalonga, derivanti , forse , dalla presenza sul luogo di grosse ceppaie di castagno.

Nell’anno 847 , dopo la battaglia di Furculo (centro abitato posto nel territorio dell’attuale comune di Torrioni) che si concluse con la vittoria del salernitano Siconolfo sul beneventano Radelchi, tutte le terre comprese tra il Sabato e la montagna di Cancello e fino a Chianchetelle andarono a formare il gastaldato di Furculo, mentre quelle di Barba, Altavilla e Prata furono aggregate al gastaldato di Rota , entrambi gastaldati del territorio salernitano. Appena dopo la sistemazione dei confini tra le due parti, Salerno iniziò ad erigere, nel punto più alto di Chianchetelle, un castello con cinta turrita, dal quale si dominava la via Antiqua Majore e Benevento fu costretta a fare altrettanto, ed eresse un suo castello di fronte e in opposizione a quello salernitano, sul monte di Ceppaloni. I due castelli avevano soprattutto una grossa importanza militare perché, controllavano sia la via Antiqua Majore che lo stretto di Barba, ritenuto dagli storici “ il passo più geloso del tempo”. Ceppaloni nell’anno 876 viene nominato in un diploma con il quale si ricorda la donazione di Cepalone ai benedettini di Montecassino fatta dal gastaldo Vaccone, siamo quindi in epoca longobarda. Esso fino al 1100 appartenne ai monaci Benedettini di Montecassino. Con l’arrivo dei Normanni di certo fu tolto ai benedettini e nel 1113 il castello era sotto la signoria del Barone Raone, che con Boffello concorse con buone truppe a demolire le arcature del fiume Sabato, nella lotta che infuriava tra Landolfo di Benevento e i Normanni. In questo medesimo anno (1113) successe a Raone Roberto di Amurri con il titolo di Conte. Iniziava così la Contea di Ceppaloni. Intanto la lotta tra Landolfo di Benevento e Roberto di Capua infuriava e, non accennava a finire. Neppure il Papa Onorio II, che fu pontefice dal 1124 al 1130 riuscì a stabilire la pace tra i due. Allora i1 Papa, dispiaciuto per la disobbedienza e per i torti ricevuti, si ritirò nel castello di Ceppaloni dove si trattenne per diversi giorni in attesa di tempi migliori. Poi fece ritorno a Roma. Ceppaloni, dopo la tregua tra Roberto di Capua e Landolfo di Benevento visse giorni tranquilli. Ma nel 1133 le cose si aggravarono di nuovo quando Raone di Fragneto, signore di Ceppaloni e amico del Duca Rainolfo, tentò di depredare Benevento I Beneventani non indugiarono a ricorrere a Ruggiero, potente re dei Normanni, il quale subito corse in loro aiuto dalla Sicilia e dopo aver preso e saccheggiato Montemarano, che si era ribellata al suo volere, dava tutto alle fiamme. Poi, accompagnato dai Beneventani, veniva su Ceppaloni e faceva sommaria giustizia di tutto e di tutti ordinando di espugnarne le sue torri e le sue fortezze che peraltro erano state già abbandonate da Raone di Fragneto il quale, senza darsi pena del popolo, aveva preso con se la moglie e si era ritirato nel castello di Tufo, sotto la protezione di Rainolfo e lì aveva trovato anche Arrigo, signore di Samo. I Beneventani., dopo tre giorni di assedio, con il permesso del re Ruggiero, distrussero il castello di Ceppaloni dalle fondamenta, anche se, probabilmente, non deve parlarsi di un vero e proprio castello ma di un fortilizio, di un primo nucleo originario del castello attuale, coincidente con la zona della torre sita nell’angolo a nord-ovest. Ricostruito in seguito probabilmente dallo stesso Ruggero, nel 1229 l’esercitò papale lo incendiò durante le lotte tra Federico II e papa Gregorio IX.. Nel 1400 comincia per Ceppaloni, come per altri paesi del Beneventano e del meridione d’Italia, una vita nuova. I Baroni, dopo Federico II e con l’avvento di Carlo d’Angiò, crebbero di potere ed ecco che incominciarono ad infeudare tutto il meridione d’Italia, anche perché i Re Angioini ed Aragonesi, avendo bisogno di denaro, vendevano e cedevano Titoli, terre e castelli ai già potenti Baroni. A Ceppaloni nel 1437 era Baronessa Italia Stellato(Scillato) che, sposando Giacomo Antonio della Morra, Barone di Serino, dà origine alla signoria di questo nome su Ceppaloni. Sempre nel 1437 il re Alfonso D’Aragona ,portatosi a Ceppaloni per riposarsi nella sua guerra contro Renato d’Angiò ,accordò a Ilaria Scillato e Francesco Orsini, feudatari di Ceppaloni ,in segno di riconoscenza per l’ospitalità ricevuta, di tenere nel feudo un mercato una volta all’anno di domenica invece che di martedi , come prescitto fino ad allora da una concessione accordata dalla regina Giovanna II. Con l’avvento dei francescani questo mercato prese il nome di “Porziuncola”. A Giacomo Antonio succedeva il figlio Matteo Antonio che sposava la nobile Caterina Dentice. Nel 1461 era Barone di Ceppaloni un alto Giacomo Antonio della Morra, che sposò Biancamano Zurlo dei Conti di Nocera dei Pagani. A costui successe Camillo della Morra che sposò Eleonora Bozzuto. Gli successe Giacomo Antonio III della Morra, marito di Antonia Tomacello. Quando Giacomo Antonio III morì gli successe il figlio Giovanni Vincenzo della Morra che, essendosi ribellato al Re di Napoli, fu privato del feudo di Ceppaloni venduto poi allo spagnolo Federico Davalos, primo marito di Feliciana Degregorio. Cominciò così la signoria dei Davalos su Ceppaloni. E’ bene notare che gli Spagnoli erano succeduti agli Aragonesi sul trono di Napoli e restarono tra noi per circa due secoli. La loro presenza impoverì assai la nostra gente. A Federico Davalos successe nel 1541 Alfonso Davalos, sposo di Costanzaa Caracciolo d’Aragona. Nel 1570 è Barone di Ceppaloni Roberto Davalos Il e con Roberto si estingue la signoria dei Davalos ed inizia quella dei Cosso che con Giacomo Cosso acquista il feudo di Ceppaloni per 25.000 ducati dai Davalos. Giacomo nel 1576 sposa Giacoma Mastrogiudice. Nel 1588 gli succede Giovan Paolo Cosso che sposò Cornelia Pignatelli. Nel 1597 troviamo un Pietro Cosso e nel 1623 una Camilla e Cornelia Cosso, figlie di Pietro. E con queste ultime si estingue anche la signoria dei Cosso a Ceppaloni. Il castello di Ceppaloni nel 1627 si trovava nelle mani di Paolo Staibano, dottore in legge, e Mario Narmi, i quali, il 14 Luglio dello stesso anno, vendettero il feudo per 64.000 ducati a Fabio della Leonessa. Questi era Arcivescovo di Conza e Patriarca di Antiochia e aveva acquistato il feudo di Ceppaloni per conto di suo fratello. Nel 1634 Fabio della Leonessa restaurò il castello che era ormai in pessime condizioni e lo ricostruì in parte. L’evento è attestato da una lapide in pietra che si trova nella parte occidentale del castello. Nel 1636 a Fabio della Leonessa subentrava il fratello Francesco a cui succedeva Carlo della Leonessa nel 1641. Nel 1688 è Barone di Ceppaloni Fabio Mario della Leonessa a cui, nel 1704, succedeva il fratello Vincenzo. Fu con Vincenzo che la famiglia della Leonessa, con decreto del Re del 1705, ottenne che Ceppaloni si chiamasse “Ceppaloni di Mirabella”, in quanto Mirabella era stato acquistato da Fabio Mario del 1691 per 87.000 ducati. A Vincenzo, del 1714, succedeva il figlio Fabio II. Nel 1730 è Barone di Ceppaloni di Mirabella Giuseppe della Leonessa e nel 1797 Giuseppe Maria della Leonessa. Per mancanza di eredi di Giuseppe Maria, la Signoria di quest’illustre famiglia che tenne Ceppaloni per circa 170 anni si estinse e il feudo di Ceppaloni passò alla Regia Corte che vendette il tutto al Duca di Gravina di Puglie Filippo Bernardo Orsino. Nel 1834 avendo il Principe Giovanni Pignatelli sposato il 31 Maggio Carolina Ruffo della Leonessa, i Pignatelli aggiunsero al loro anche il cognome “della Leonessa” e si chiamarono “Pignatell’. della Leonessa” e furono Signori in Ceppaloni perché ormai con l’abolizione della feudalità del 1806 da parte di Giuseppe Napoleone, il feudo era finito da un pezzo, restava soltanto il castello a testimoniare le lotte e le glorie del passato. Quando i Pignatelli lasciarono il castello esso fu abitato da decine di famiglie. Ceppaloni da 1005 abitanti nel 1532, scese a 665 durante la peste del 1655, per risalire a 5119 abitanti nel 1932. Riportiamo due episodi di brigantaggio avvenuti nel territorio di Ceppaloni A Chianche (oggi Beltiglio, frazione di Ceppaloni), la mattina dell’otto agosto 1863, nella chiesa del SS. Rosario, come di consuetudine, il parroco don Antonio Mele, aiutato dal suo sacrestano, mentre indossava i sacri arredi per dire messa, si presentarono in sacrestia, tre uomini armati e mascherati i quali, con la minaccia delle armi li immobilizzarono e li portarono via. Si saprà poi che i malviventi erano tre briganti del luogo; Pietro Catalano capo brigante, Nicola Mignone e Pietro Mignone. I due furono portati sulle montagne di Cervinara. Qualche ora dopo, il sacrestano fu rilasciato con un biglietto diretto ai familiari del religioso. In esso vi era la richiesta di riscatto di 1.000 ducati . Da un documento dell’archivio De Agostini, si parla di una richiesta di 20.000 ducati, cifra enorme per quei tempi, nemmeno i più facoltosi potevano metterla insieme in pochi giorni, poi si arriva a 12.000 ducati. Infine, si seppe che la famiglia pagò in più tranche; un primo acconto di ducati 900 e un secondo di ducati 300. Dopo un mese e due giorni don Antonio è rilasciato dietro il pagamento d’altri 2.000 ducati. Una bella cifra che non tutti potevano avere. In questo caso, don Antonio Mele, che di politica non s’interessava minimamente, fu sequestrato solo in nome dei suoi soldi e non di Francesco II. I briganti locali, erano solo piccoli malfattori, ladri per necessità, briganti per fame L’altro caso riguarda Parente Saveria di Antonio, nata il 3 luglio 1814 da Antonio e Rosa Mernone e domiciliata in S. Giovanni di Ceppaloni, di anni 52 e mamma di sette figli. Il 6 ottobre 1863 aveva bussato alla porta di casa, un frate incappucciato. Era Carmine Porcaro suo compaesano, notoriamente appartenente alla banda Caruso; sotto questo travestimento cercava di sottrarsi all’inseguimento delle Guardie Nazionali. - In nome del buon vicinato, in quanto la madre abitava lì nella casa attaccata alla sua , ed in pena per lui, chiese ospitalità. Parente Saveria non lo mandò via. Il giorno dopo gran perquisizione sistematica in tutte le case; quella della Parente fu circondata e trovarono nella stalla una sella e una giumenta. che non appartenevano alla proprietaria. Porcaro Carmine , vistosi scoperto, incominciò a sparare all’impazzata, fortunatamente senza colpire nessuno; desistette solo quando la vecchia madre al di sotto gli gridò di smetterla. Sette anni di reclusione furono dati a Parente Saveria, il 13 giugno 1864 mentre Carmine Porcaro fu condannato a morte mediante fucilazione alla schiena il 10 ottobre 1863.

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