Una donna coraggiosa

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Briciole  Era arrivata la primavera! Il sole usciva dal lungo letargo invernale e splendeva radioso nel cielo. La natura si risvegliava dal grande sonno e i fiori spuntavano con i loro caleidoscopici colori. Non mi sentivo in armonia con la natura, il mio cuore era a pezzi: uscivo da un’esperienza che mi aveva devastato. Intorno vedevo solo rovine, come se nuvoloni neri avessero oscurato il cielo. Seduta sul letto guardavo il soffitto senza vederlo, a nulla erano serviti gli inviti di mia madre per cercare di stanarmi, ero irremovibile non volevo vedere nessuno. Improvvisamente Marika, la mia amica del cuore, piombò nella stanza, senza nemmeno bussare << Che fai qui, sono tre giorni che cerco di chiamarti, ma tu non rispondi al telefono! >>

 

Tra le lacrime le raccontai la mia ennesima delusione ma la mia amica per tutta risposta, dopo avermi fatto indossare il vestito più appariscente che avessi, mi trascinò letteralmente fuori, travolgendomi con la sua esuberanza.<<Vieni con me, andiamo a casa di Maurizio, ha organizzato una festa per il suo compleanno>> La seguii a malincuore. La sala era gremita di ragazzi e ragazze che ridevano e parlavano tra di loro, quel brusio mi infastidì, non ero dell’umore adatto e mi rimproverai per essermi lasciata trascinare <<tra poco dirò che non mi sento bene e tornerò tra le rassicuranti mura di casa>> pensai tra me. Assorta nei miei pensieri non avevo notato che si era avvicinato un ragazzo per invitarmi a ballare mentre dal giradischi i Procol Harum intonavano “A whinter shade of Pale”. Stavo per rifiutare l’invito quando alzando lo sguardo incontrai i suoi occhi che emanavano una luce rassicurante mentre il suo sorriso mi infuse tanta serenità. Senza pensarci accettai di ballare. Ballammo insieme tutta la serata e Mario mi raccontò la sua vita, i suoi sogni, le sue aspirazioni e dimenticai in fretta i miei tormenti di adolescente. Conoscerci ed innamorarci fu naturale . Mi innamorai soprattutto del suo sorriso ,del suo modo di guardarmi , della sicurezza che mi trasmetteva ogni suo abbraccio: mi sentivo in un porto sicuro ,dove avrei sempre trovato un appiglio e una rassicurazione ad ogni mia inquietudine . Una domenica mi invitò a casa sua e mi fece conoscere sua madre, una donna energica, alta e robusta. Il suo viso rotondo era incorniciato da capelli crespi e nerissimi e i suoi occhi acuti e penetranti mi ispirarono subito grande simpatia. Si chiamava Carmela ed era una napoletana doc, amava cucinare e faceva dei manicaretti da leccarsi i baffi! Come tutti i napoletani amava cucinare il pesce, ancora oggi , se chiudo gli occhi sento la bontà della sua famosa zuppa di pesce. Non le mancava mai l’ottimismo napoletano e ogni sua frase era accompagnata da detti o proverbi napoletani : “Pigliat’ a bona quann t ven, ca a’malament nun mac maij”(prenditi la buona occasione quando ti capita perché la cattiva non manca mai)questa era la sua filosofia di vita. Dopo poco tempo io e Mario ci sposammo, quando entrai in chiesa notai che mia suocera era la più emozionata, quella donna che sembrava granitica, che si vantava di aver ingannato i fascisti con il contrabbando di patate, piangeva al mio matrimonio come una mamma normale! Era una roccia, purtroppo ,dopo qualche anno, quella roccia fu scalfita da un terribile carcinoma al seno. La malattia non fece altro che rafforzare il suo carattere, lottò come un leone ed era lei che dava conforto a noi figli annichiliti da tanta sofferenza <<chell’ che vole Dio>> era solito ripetere con rassegnazione ma senza smettere di lottare. Non l’ho mai vista disperata, impaurita, terrorizzata e mai che avesse detto <<perché proprio a me?>> anzi aveva la consapevolezza che il Signore l’avesse scelta, per affrontare questa dura prova, come esempio per gli altri.<<Il Signore manda il freddo secondo i panni…>>Erano gli anni ottanta e il carcinoma al seno faceva ancora tanta paura perché era, quasi sempre, una condanna a morte. L’intervento chirurgico fu devastante, le tolsero il seno e svuotarono le ascelle per eliminare i linfonodi. Adesso sorrido pensando a tante donne che ,per meri motivi estetici, si sottopongono ad interventi chirurgici per aumentare il seno. Carmela accettò con rassegnazione l’eliminazione del simbolo della sua femminilità, senza clamore, senza commiserarsi ma mormorando a mezza voce <<Sul’a morte nun c’è rimedio>> Dopo dieci anni dal primo intervento anche l’altro seno si ammalò, ma lei come una guerriera lo affrontò sfidandolo e vincendo ancora una volta la sua battaglia. Adesso mia suocera non c’è più, è finita all’età di 88 anni per altre patologie, ma ogni volta che andavo a trovarla mi ripeteva incessantemente << Ringraziamo Dio!>> Mi chiedo dove prendesse tanta forza e tanto coraggio, ma adesso ho capito che la forza la prendeva dai suoi figli, dai nipoti che l’adoravano, per dare un esempio di vita <<Adda passà a nuttata>> A te, cara mamma, va la mia più profonda ammirazione e gratitudine perché hai saputo fare di ogni battaglia una vittoria per andare avanti nonostante le tempeste, perché hai visto la luce anche nelle tenebre .Ci hai insegnato che la vita, anche se dura , vale sempre la pena di essere vissuta.

Storia vera di Carmela Esposito raccontata da Eufemia Mollica

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