Un amore a Firenze

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Briciole  L’estate era volata via senza che Lucia ne avesse avuto piena coscienza e assaporato la sua bellezza, seduta sul patio si godeva l’ultimo sole autunnale e ripensava con nostalgia agli ultimi giorni trascorsi con i figli e nipotini che le avevano riempito la casa ed il cuore ma anche sconvolto le sue abitudini e certezza di donna matura. Le mancavano le loro risate, le loro urla di gioia ma cominciava a ritornare alla sua abituale e rassicurante routine in attesa di un nuovo “ terremoto” che si sarebbe  abbattuto nella sua casa e nella sua vita…..Si sentiva sospesa e tratteneva il fiato calcolando mentalmente quanto mancava al loro prossimo ritrovarsi! Nel frattempo godeva ad osservare il tripudio di colori delle foglie autunnali, uno spettacolo unico che accendeva il paesaggio di mille sfumature.

 

 

Lo spettacolo autunnale le generava un senso di armonia e calore accompagnato anche ad  senso di malinconia perchĂ© sentiva l’incalzare del gelido inverno e la natura esplodendo con i suoi caldi colori sembrava volerla consolare. Lucia, assorta nei suoi pensieri , non avvertì l’arrivo di suo marito Mario che l’abbracciò con forza facendola sussultare <<Sono tornato prima dall’ufficio ,ti ho spaventata?>> <<Non preoccuparti>> ribadì la donna <<ero soprappensiero>> <<Sai mi hanno proposto di andare in Finlandia per un aggiornamento, ma ho rifiutato per non lasciarti sola>> rispose Mario a mezzavoce abbassando lo sguardo. Lucia lo fissò a lungo , lesse nel suo sguardo il sacrificio per quella rinuncia e decise di rassicurarlo, dicendogli che non sarebbe stata sola ma avrebbe colto l’occasione per fare compagnia a sua madre.<<Sai come sarĂ  contenta di avere ancora la figlioletta con sĂ©!>> disse sorridendo. Così il lunedì sera si trasferì da sua madre che abitava non molto distante, non aveva calcolato che la donna, abituata a vivere da sola, non parve gradire molto questa sua intrusione ma sorrise e scherzò con Lucia tutta la serata senza lasciare trapelare nessun tipo di disagio. Sua madre aveva ancora una vita sociale molto attiva, nonostante fosse ottuagenaria coltivava ancora tante passioni: sferruzzava con le amiche, leggeva molti libri, andava spesso a cinema e a teatro e non mancava mai alle partite di burraco il mercoledì con le amiche di sempre,<<mi sento piĂą vecchia di lei!!>>riflettè . Accadde proprio di mercoledì che Lucia, essendo rimasta sola, si recò in soffitta per frugare tra le cose e i ricordi….Aprì con trepidazione un baule del nonno e tra le lenzuola ingiallite sbucarono delle lettere avvolte con un nastro celeste sbiadito. Incuriosita slegò il nastro e lesse quelle lettere anch’esse ingiallite dal tempo. La calligrafia era regolare, quella che usavano i nostri nonni con la penna stilografica “la bella calligrafia” rappresentava un valido mezzo di espressione della nostra personalitĂ  e umanitĂ . Erano lettere d’amore di suo nonno Vito verso una sconosciuta di nome Rosa, l’indirizzo era illeggibile ma chiaramente si capiva la cittĂ  : Firenze. La fantasia di Lucia galoppò in fretta e rivide il nonno tornato dalla guerra che, cercando un riscatto sociale , si era arruolato in polizia ad era stato assegnato in una stazione di periferia. Vito avvertiva un senso di inadeguatezza e disagio in quella magica cittĂ , lui che proveniva da un paese dell’entroterra del sud italia dove mancavano perfino l’acqua e la luce! La mattina prima di andare al comando di polizia era solito fermarsi in un edicola dove comprava regolarmente il giornale per tenersi informato e poter dialogare con amici e colleghi senza sfigurare. Una mattina non c’era il solito ragazzo ma incontrò due occhi neri che gli frugarono nell’anima. Una ragazza  gli  servì il giornale e sorridendo disse di chiamarsi Rosa. La scintilla era scoccata e il nonno tutte le mattine si fermava in quell’edicola sperando di incontrare quella ragazza così esile ma con uno sguardo che lo trafiggeva. Un giorno si fece coraggio e le chiese un appuntamento, Rosa arrossì e annuì con timidezza. Si incontrarono a colazione presso un bar vicino e cominciarono a raccontarsi, Vito le spiegò che voleva imparare a scrivere correttamente senza errori e la ragazza si offrì di insegnargli visto che era quasi maestra elementare, stava completando l’ultimo anno. La storia non durò a lungo, il nonno fu trasferito d’ufficio in un paese del sud e propose a Rosa di seguirlo ma lei non voleva rinunciare alla sua cittĂ , ai  suoi amici ,alla sua vita agiata. Vito, dal canto suo, era titubante perchĂ© sapeva che i suoi genitori, di estrazione contadina, non avrebbero mai accettato una donna emancipata, che si truccava e perfino colta! La storia finì tra le lacrime di Rosa e del mascara che le colava sul volto mentre baciava alla stazione il suo amore che partiva per sempre. Durante il viaggio in treno l’uomo ripensò con malinconia alla donna che aveva lasciato, per loro non c’era altra soluzione, un amore destinato a finire per i pregiudizi dell’epoca. Quando arrivò alla stazione Vito si avviò verso l’albergo e aprendo la valigia trovò una copia della <<Settimana enigmistica>> datata 21 settembre 1950  accompagnata da un biglietto: <<Caro Vito , non ti dimenticherò mai .Continua a leggere questa rivista, imparerai molto e ti eserciterai con le parole e i termini esatti. Sono sicura che avrai una brillante carriera e ti auguro di trovare la donna adatta a te Tua per sempre Rosa>>

Questo appuntamento settimanale il nonno non lo ha mai abbandonato, trasmettendo questa  passione ai figli e ai nipoti.  Il nipotino prima di partire aveva guardato Lucia con i suoi occhi di un azzurro intenso, tanto belli da lasciare senza fiato, e le aveva detto:<<Nonna scriviamo le letterine sul tuo giornalino?>>La donna aveva sorriso e pensato <<Rosa non so chi tu sia , non conosco nemmeno il tuo cognome  ma hai lasciato un segno nella vita del tuo Vito, attraverso un semplice settimanale ha continuato ad essere in “contatto” con te neanche lui ti ha mai dimenticata>>.

 

 Eufemia Mollica

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