Una rondine è volata via...

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Briciole  Mi posso annoverare tra le tante accanite lettrici dello scrittore napoletano Maurizio De Giovanni , lo seguo fin dalla sua prima opera  â€śIL senso del dolore”l’inverno del commissario Ricciardi, ho sempre apprezzato i suoi “non gialli” perchĂ© nei suoi romanzi prevale l’umanitĂ  dei personaggi  e le passioni che scatenano i delitti. Mi sono innamorata del suo modo di narrare , lo stile fluido e i forti sentimenti che esplodono tra le righe come un fuoco che a stento riesce a reprimere. 

 

 

Ho avuto anche il piacere di assistere ad una sua presentazione ed ho ammirato le sue doti umane , la sua accattivante dialettica e la sua disponibilitĂ  ad ascoltare tutti senza mai dare segni di insofferenza: insomma 120 chili di simpatia! Queste premesse sono importanti  per capire la mia delusione nel leggere i suoi ultimi lavori che non m hanno convinto del tutto. Primo tra tutti “I GUARDIANI” in cui sonda l’esoterico e l’occulto nei sotterranei di Napoli. Una seconda cittĂ  che cela segreti e riti antichissimi in cui i guardiani, come antiche vestali consacrati alla dea,  sorvegliano che i luoghi sacri non vengano profanati.  Le premesse sono interessanti ma il testo risulta difficile da capire, a parte qualche passaggio interessante sullo studio dei riti pagani in onore delle divinitĂ  di Iside , Horus e Mithra in cui vengono evidenziate le origini pagane del cristianesimo, il romanzo risulta noioso ed ho avuto dfficoltĂ  a terminarlo.

Al contrario il suo ultimo lavoro  â€śRONDINI D’INVERNO” sipario per il commissario Ricciardi mi ha convinto , finalmente De Giovanni ha indossato l’abito che gli si addice di piĂą.

Il Natale è appena trascorso e la cittĂ  si prepara al Capodanno quando sul palcoscenico di un teatro di varietĂ  il grande attore Michelangelo Gelmi esplode un colpo di pistola contro la bellissima moglie Fedora Marra uccidendola. Non ci sarebbe niente di strano perchĂ© fa parte della sceneggiata Rundinella(1) , ma questa volta nel caricatore tra i proiettili a salve c’è uno vero…..<<Ho ucciso mia moglie ,ma non sono stato io>> dice l’attore sconvolto e il commissario RICCIARDI gli crede ed indaga………Ha il ritmo di una ballata questo ultimo episodio anche se la trama sembra un deja-vu , ci sono tutti gli elementi nel romanzo per farne un ottimo lavoro ma, a volte, si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un canovaccio di ciò che sarebbe potuto essere.

Mi sarebbe piaciuto che si fosse soffermato di piĂą sulla descrizione della sua Napoli, che avesse approfondito personaggi che ho amato nei suoi precedenti romanzi come Bambinella il transessuale amico del brigadiere Maione, un maggiore approfondimento storico sul periodo fascista.

Ma queste sono bazzecole , quisquilie, pinzillacchere direbbe il grande TOTO’ , la veritĂ  è che il Nostro sa creare atmosfere magiche e le pagine e gli intermezzi dedicati ai sogni sono pura poesia, l’autore ti prende per mano e ti guida nel mondo del teatro , nella finzione scenica diventi protagonista e ti fa ….volare e sognare. << Il sogno è una nebbia che avvolge e toglie i punti di riferimento . Riduce la vista e imbroglia i sentimenti. Commissa’, noi attori siamo gente strana. Con gli anni a forza di rappresentare esagerazioni, finiamo per esagerare pure noi. Ci convinciamo che tutto è vero: le lacrime ,le urla, le risate e i tradimenti .Forse il povero Michelangelo è rimasto vittima di un sogno….>>

 

 

(1)canzone napoletana del 1918 di Rocco Galdieri musicata da Gaetano Spagnuolo

 

Eufemia Mollica

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